IL GRANDE NULLA o quel che ci aspettava con Anna Manella, Alberto Marcello, Matteo Banfi, Romeo Gasparini testo e regia Romeo Gasparini scene Marina Basso realizzazione Carlotta Baradel costumi Romeo Gasparini sound design Carlo Boschiroli dramaturg Marzio Gandola organizzazione Caterina Gruden foto Anouk Boni produzione Studio Mira Lo spettacolo è realizzato con il sostegno di Repubblica e Cantone Ticino, Swisslos, Città di Lugano e Union Bancaire Privée.
In occasione della Giornata della Memoria, martedì 27 gennai0 2026, il Teatro Carcano propone IL GRANDE NULLA - o quello che ci aspettava, lo spettacolo sul dialogo mai raccontato tra Liliana Segre e Primo Levi. In occasione dell'80esimo Anniversario della Liberazione dei campi di concentramento, Studio MIRA porta in scena l'inedita corrispondenza tra la Senatrice Liliana Segre e Primo Levi. Un viaggio teatrale che intreccia memoria storica e urgenza contemporanea, dove il pessimismo di Levi incontra la speranza tradita della Segre. Mentre uno sognava la morte, l'altra sognava la vita. Dopo il sold-out in Svizzera, lo spettacolo debutta in Italia al Teatro Carcano di Milano.
Il progetto, con testo e regia di Romeo Gasparini, nasce da un fatto storico poco conosciuto: Liliana Segre scrisse due lettere a Primo Levi, nel 1959 dopo la pubblicazione di "Se questo è un uomo" e nel 1986 dopo "I sommersi e i salvati". Uno scambio schietto e a tratti feroce, dove il colto pessimismo di Levi non si conciliò mai con l'instancabile speranza della Segre. Ottant'anni dopo la liberazione, i dubbi sollevati dal chimico/scrittore negli anni '80 riecheggiano oggi più che mai: il ricordo di una sofferenza ormai lontana non è valso a difesa del nostro contemporaneo ed anche l'instancabile speranza della Segre si piega ora al più cupo pessimismo. Quale sarà il lascito della Memoria quando anche la sua ultima testimone si ricongiungerà ai suoi compagni "sommersi"? La trama Per tanti anni dopo il lager Liliana ha sognato il bussare di suo padre Alberto alla porta di casa. Oggi, dopo quasi un secolo di attesa, il sogno di ricongiungersi è mutato in incubo e, come Levi descriveva nei suoi libri, anche lei si trova naufraga in un nulla grigio. Dal mare nero dei ricordi affiora un teatro di ombre che la accompagnano in un disperato viaggio verso casa, per nulla dissimile a quello compiuto alla fine della Guerra.
Tra gli spettri affiora anche lo stesso Primo Levi e con lui un tremendo segreto: Alberto era anche il nome del suo migliore amico dentro al lager, il suo compagno più caro durante le più orride fatiche. Quanti Alberto potevano esserci ad Auschwitz Birkenau nel 1945? Dopo tutto questo tempo, quali inediti capitoli serbava ancora il poeta della loro grande offesa? E come poteva Liliana ricordarlo solo adesso?
Un progetto con il benestare della famiglia Segre. Il testo è interamente originale e ha beneficiato della gentile e generosa supervisione di Alberto Belli Paci Segre, primogenito della Senatrice. Fin dalla prima stesura, ha dato il proprio entusiasta benestare al progetto e sarà ospite per la replica di gennaio 2026 a Milano.
Mentre uno sognava la morte, l'altra sognava la vita. Come Levi descrive nelle ultime pagine de “La Tregua”, non ha mai smesso di sognare Auschwitz, ci tornava quasi ogni sera. Liliana invece non ha mai sognato il lager, non è mai tornata in quell'orrore, ma ha sempre immaginato un possibile ricongiungimento con suo padre. Nella voglia sfrenata di riabbracciare il padre sta tutta la tradita speranza del nostro tempo. |
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