Dal 6 all'8 febbraio 2026, la Fondazione Collegio Artistico Venturoli partecipa ad Arte Fiera con il progetto espositivo Specie di Spazi, a cura di Valentina Rossi (Padiglione 26 / Stand B66).
Specie di Spazi nasce da una condizione condivisa: un gruppo di giovani artisti che lavora quotidianamente in un luogo di residenza e ricerca quale è il Collegio Venturoli, si confronta per la prima volta con lo spazio della fiera d’arte. Tra lo spazio vissuto e quello esposto, si apre una riflessione sullo spazio contemporaneo inteso come costruzione relazionale, storica e percettiva.
Il titolo è tratto da un libro dello scrittore francese Georges Perec, per il quale lo spazio emerge da pratiche, usi e micro-azioni che ne determinano il senso. Adottarne lo sguardo significa interrogare ciò che è abituale e invisibile, osservando dettagli, soglie e automatismi che mettono in tensione funzione, percezione ed esperienza.
In questo senso, la mostra non illustra Perec ma ne assume la metodologia, il dispositivo critico per leggere il passaggio dalla dimensione privata della residenza a quella pubblica e normativa della fiera, rendendo evidente come lo spazio sia sempre prodotto da relazioni e regimi di visibilità. Le opere presentate, realizzate appositamente per Arte Fiera, attivano diverse modalità di interrogazione dello spazio: come percorso, esperienza percettiva, costruzione simbolica o mentale.
Il progetto di Chiara Innocenti Sedili si sviluppa come un’azione di mappatura dei territori intorno a Bologna, includendo anche lo spazio della fiera. L’artista individua luoghi abbandonati e li connette attraverso percorsi ad anello tracciati in bicicletta, lasciando in ciascun punto un segno minimo che non occupa ma riattiva. In fiera, il lavoro prende forma come installazione site specific accompagnata dalla mappa dei percorsi consultabile, mentre l’opera coincide con il gesto stesso dell’attraversamento.
Un’idea diversa di spazio emerge nel lavoro di Federico Falanga, che sottrae un oggetto d’uso quotidiano alla sua funzione. La lampada non illumina l’ambiente ma trattiene la luce al proprio interno. Da fuori appare chiusa e opaca; avvicinandosi si rivela un interno luminoso e inaccessibile, trasformando l’oggetto in una stanza in miniatura e mettendo in tensione funzione ed esperienza.
Anche Nicola Bizzarri lavora su un’idea di interno trattenuto. La sua opera è una struttura modulare in cera che contiene un ambiente geometrico, osservabile solo attraverso una feritoia. Lo spazio non si offre mai pienamente, ma richiede uno sguardo laterale e controllato. La cera accentua la dimensione fragile e temporanea dell’interno, trasformandolo in una condensazione di tempo standardizzato. Lo spazio diventa così un dispositivo mentale più che un luogo abitabile.
La pittura di Aurora Vinci riflette sullo spazio come esperienza percettiva ed emotiva. Attraverso la figura del bambino, l’artista restituisce uno sguardo non addestrato, capace di attribuire valore a ogni dettaglio. Figure e paesaggi sono appena accennati, sospesi in una condizione di instabilità che rende lo spazio mutevole e temporaneo, attraversato da nostalgia e perdita.
Il lavoro di Elena Vignoli si colloca infine nella dimensione dello spazio simbolico e psichico. Attraverso strutture tessili e pittoriche, l’artista costruisce ambienti che evocano l’inconscio e la visione interiore. Le figure archetipiche non descrivono uno spazio, ma lo attivano come campo di risonanza emotiva e spirituale, un luogo liminale dell’esperienza.
Nel loro insieme, le opere in mostra restituiscono Specie di Spazi come un atlante sensibile, in cui lo spazio non è mai neutro o puramente funzionale, ma sempre carico di memoria, esperienza e possibilità di relazione. In continuità con la lezione di Perec, la mostra invita a osservare le dimensioni latenti e spesso trascurate dell’esperienza spaziale, riconoscendo nello spazio quotidiano una materia viva, continuamente ridefinita dai gesti, dai corpi e dalle immagini che lo attraversano.
Specie di Spazi
Arte Fiera, Piazza della Costituzione 6, Bologna - Pad. 26, stand B66
Orari di apertura al pubblico: 6 febbraio h 12-19; 7 e 8 febbraio h 11-19
Il Collegio Venturoli nasce grazie al lascito dell’architetto Angelo Venturoli (1749-1821) e nel 1826 inizia ad accogliere e assistere i giovani bolognesi inclini alle arti. Conserva fin dalla sua creazione l’archivio storico di Angelo Venturoli e le sue collezioni.
Nel 1993 nasce la Fondazione Collegio Artistico Venturoli, spazio culturale che attraverso un pubblico concorso a cadenza periodica, seleziona i giovani talenti ai quali fornisce atelier dove compiere la propria ricerca artistica.
Per maggiori informazioni:
sito web: www.fondazionecollegioventuroli.org
e-mail: info@fondazionecollegioventuroli.org
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