Ma ciò che rende questo lotto particolarmente significativo è la provenienza diretta e documentata. Il mandante è il nipote del primo proprietario, Nicola Manganaro, responsabile dei servizi telefonici durante le Olimpiadi di Cortina 1956. La torcia gli fu donata dai suoi collaboratori al termine dei Giochi, come ricordo tangibile di un’esperienza professionale e umana irripetibile.
Un gesto che racconta un’epoca in cui gli oggetti olimpici non erano pensati come memorabilia da museo, ma come testimonianze vissute, entrate nella quotidianità di chi aveva contribuito alla riuscita dell’evento.
La torcia è testimonianza di una staffetta entrata nella storia. Nel 1956, infatti, la fiamma non venne accesa a Olimpia, bensì sul Campidoglio a Roma, nel Tempio di Giove. Da lì iniziò un viaggio suggestivo e complesso: in automobile fino a Ciampino, in aereo verso Venezia, in gondola lungo il Canal Grande, quindi a piedi, sui pattini e infine sugli sci fino a Cortina.
Il 26 gennaio 1956, giorno della Cerimonia di Apertura, la fiamma raggiunse lo Stadio del Ghiaccio di Cortina grazie a una staffetta composta da grandi atleti italiani, tra cui Adolfo Consolini, Zeno Colò, Severino Menardi ed Enrico Colli, fino all’ultimo tedoforo, il pattinatore di velocità Guido Caroli, che accese il braciere olimpico davanti al pubblico e alle prime telecamere televisive.
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