mercoledì 28 ottobre 2026

SOCIAL E PORNO: COSÌ I GIOVANI ITALIANI FANNO EDUCAZIONE SESSUO-AFFETTIVA. MA IL 71% CHIEDE CHE ENTRI IN CLASSE. GIOVANI E DIRITTI SESSUALI: I NUMERI, LE DOMANDE. E LE RISPOSTE CHE MANCANO

 



L’indagine Ipsos Doxa per Medici del Mondo fotografa una generazione che chiede più informazione e prevenzione: il 71% vuole che sia la scuola a occuparsi di educazione sessuale e affettiva, il 56% la vorrebbe obbligatoria. Ma per informarsi ci si affida soprattutto a Internet, social, IA. E il 31% alla pornografia. Medici del Mondo lancia un appello al Governo e si prepara a portare i giovani e le loro domande nello spazio pubblico.

 

Milano, 28 ottobre 2026 – Hanno domande sul sesso, sul consenso, sulla contraccezione, sulle infezioni sessualmente trasmesse, sui propri diritti. Ma troppo spesso non trovano un luogo in cui poterle fare e una persona affidabile a cui porle. Così cercano online: sui motori di ricerca, sui social, sulle piattaforme di intelligenza artificiale e, non ultima, anche nella pornografia.

È la fotografia dei giovani italiani che emerge dall’indagine realizzata da Ipsos Doxa per Medici del Mondo, rete internazionale impegnata a garantire l’accesso alla salute, presentata questa mattina a Milano, in Regione Lombardia, alla presenza di Elisa Visconti, direttrice di Medici del Mondo, Barbara Toci, Senior Researcher Public Affairs di Ipsos Doxa, Luca Paladini e Paola Bocci, Consiglieri di Regione Lombardia, Marta Galli, educatrice e consulente sessuale di Italy Needs Sex Education, e Andrea Grassi del comitato promotore del Referendum “Sì Educazione Affettiva nelle Scuole”, moderati da Lorenza Ghidini, Direttrice di Radio Popolare.

L’indagine, condotta a giugno 2026 su un campione rappresentativo di 1.000 giovani italiani tra i 16 e i 25 anni, mette in evidenza una domanda chiara: ragazzi e ragazze chiedono che l’educazione sessuale e affettiva entri nelle scuole, in modo strutturato e per tutti. Il 71% ritiene infatti che debba essere la scuola a occuparsi di educazione sessuale e affettiva e il 56% vorrebbe che fosse obbligatoria per tutti gli studenti e le studentesse. Solo il 2% pensa che non debba trovare spazio nelle aule.

Eppure, la scuola non è oggi la principale fonte a cui i giovani si rivolgono per trovare informazioni sulla salute sessuale. Il 50% cerca informazioni su sessualità e salute riproduttiva attraverso Google, il 27% utilizza piattaforme di intelligenza artificiale, mentre solo il 18% si rivolge a personale medico e il 14% è stato almeno una volta in un consultorio. Ancora più significativo è il ruolo della pornografia: per il 31% rappresenta l’unica fonte di apprendimento sul sesso. E sono gli stessi ragazzi e ragazze a riconoscerne i limiti: il 64% ritiene che produca aspettative irrealistiche sulle prestazioni sessuali e il 59% che contribuisca all'oggettivazione delle donne.

L’indagine evidenzia anche una conoscenza insufficiente di alcuni temi fondamentali di salute sessuale e riproduttiva. Il 72% dei giovani mostra convinzioni errate sulle modalità di trasmissione delle infezioni sessualmente trasmesse (IST); solo il 39% considera di avere un’adeguata conoscenza della clamidia e il 40% della gonorrea. Sul fronte dei diritti riproduttivi, appena il 36% conosce correttamente la normativa sull’interruzione volontaria di gravidanza e l’81% non sa cosa sia la RU486.

La fotografia è quella di una generazione sessualmente attiva ma lasciata troppo spesso sola: il 64% dichiara di aver già avuto rapporti sessuali e oltre sei su dieci riferiscono di aver avuto il primo rapporto prima dei 18 anni. Ma il 55% lamenta di non avere informazioni sufficienti sui propri diritti riproduttivi. E i dati, non a caso, evidenziano anche lacune informative e utilizzo non sempre costante degli strumenti di prevenzione. Se il preservativo maschile è conosciuto dal 96% di ragazzi e ragazze, solo il 36% dichiara di utilizzarlo sempre nei rapporti sessuali, mentre il 21% lo usa raramente o mai. Tra le ragioni del mancato utilizzo compaiono anche la convinzione che il rischio sia basso (10%) e il ricorso ad altri metodi contraccettivi (24%), ma anche un fattore economico: il 70% ritiene che i contraccettivi costino troppo e il 73% chiede la gratuità per le fasce più giovani della popolazione. Una fotografia che mostra come l’educazione sessuo-affettiva sia anche uno strumento fondamentale di prevenzione e di tutela della salute.

«L'indagine evidenzia uno scarto significativo tra l'elevata disponibilità di informazioni e la capacità di accedere a conoscenze corrette e complete. I giovani si informano attraverso molteplici canali e mostrano curiosità, interesse e volontà di approfondire questi temi, ma permangono lacune rilevanti in ambiti cruciali come le infezioni sessualmente trasmesse, la contraccezione e i diritti riproduttivi. Colpisce inoltre la forte convergenza emersa rispetto al ruolo educativo della scuola, percepita come il luogo più adatto per affrontare queste tematiche in modo strutturato. Nel complesso, i risultati suggeriscono che il tema non è l'assenza di interesse da parte dei giovani, bensì la necessità di rafforzare le opportunità di accesso a informazioni affidabili, comprensibili e adeguate alle diverse fasi del percorso di crescita» commenta Barbara Toci, Senior Researcher Public Affairs di Ipsos Doxa.

«Questi dati ci dicono una cosa molto semplice: ragazzi e ragazze non stanno chiedendo meno scuola, stanno chiedendo più scuola. E soprattutto stanno chiedendo di poter fare domande e ricevere risposte corrette, scientificamente fondate e libere dal giudizio. In questi giorni, mentre gli studenti tornano a mobilitarsi per chiedere alla politica ascolto e risposte, la loro richiesta di educazione sessuo-affettiva si inserisce a pieno titolo in questo bisogno di essere riconosciuti e accompagnati nel percorso di crescita. Come possiamo considerare i giovani abbastanza adulti per poter rispondere delle proprie azioni, ma non abbastanza per ricevere un’educazione alla sessualità, alle relazioni e al consenso?» dichiara Elisa Visconti, direttrice Medici del Mondo, che spiega: «Non è una carenza della scuola, anzi. Il problema è politico: è la politica che continua a ostacolare un’educazione sessuo-affettiva strutturata e accessibile a tutti. Non possiamo chiedere ai giovani di essere responsabili senza offrire loro gli strumenti per esserlo, né di essere informati e poi togliere loro i luoghi in cui informarsi. Soprattutto in un contesto sanitario preoccupante, con le IST in aumento». Il tema assume infatti un rilievo ancora maggiore alla luce dell’andamento delle IST in Italia, in aumento costante: +84% le segnalazioni di gonorrea e +16% quelle di sifilide I-II tra 2021 e 2024. Nel complesso, nel 2024, si sono sfiorati gli 8 mila casi di IST (+12% rispetto al 2023) e, tra le 4.981 persone con IST testate per HIV, 599 sono risultate HIV positive, pari a una prevalenza di 12,0%[1]. «Parlare di educazione sessuo-affettiva non significa semplicemente parlare di sesso: significa parlare di consenso, relazioni, prevenzione, salute, diritti e libertà di scelta. Significa fare prevenzione e salute pubblica – prosegue Visconti. Per questo chiediamo al Governo e al Ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara di intervenire perché l’educazione sessuo-affettiva possa essere garantita nelle scuole in modo strutturale, continuativo e accessibile a tutti. Le domande dei giovani sono già qui. La politica deve decidere se ascoltarle o lasciarle senza risposta».

La richiesta di Medici del Mondo si inserisce nel più ampio dibattito sul ruolo della scuola e sulle istanze portate avanti dagli studenti. L’organizzazione si sta preparando a scendere in piazza con le ragazze e i ragazzi per portare le loro domande nello spazio e nel confronto pubblico, perché non siano più costretti a cercare da soli risposte su temi che riguardano la propria salute, il proprio corpo e i propri diritti.

DALLA SENSIBILIZZAZIONE AI SERVIZI: MEDICI DEL MONDO SUL TERRITORIO. Medici del Mondo prosegue così il suo impegno sul tema della salute e dei diritti sessuali e riproduttivi. Da inizio 2026 è attiva una Help Line gratuita, accessibile da tutta Italia al numero 334 6307636, dal lunedì al giovedì dalle 10.00 alle 16.00, e all’indirizzo helpline@medicidelmondo.it. Il servizio offre informazioni, orientamento ai servizi e, quando necessario, accompagnamento e consulenza sui temi della salute e dei diritti sessuali e riproduttivi, con l’obiettivo di ridurre le barriere informative, geografiche, linguistiche e sociali che possono ostacolare l’accesso alle cure e ai servizi. A Milano, Medici del Mondo è inoltre presente con una clinica mobile, attiva dall’inizio dell’anno per raggiungere le persone maggiormente esposte alle disuguaglianze nell’accesso alla salute, e realizza laboratori di educazione sessuale e affettiva nelle scuole secondarie di secondo grado, nelle università e in occasione di eventi pubblici. Da settembre sono attivi anche due spazi di ascolto dedicati all’orientamento sui temi della salute e dei diritti sessuali e riproduttivi: presso Mosso, via Angelo Mosso 3, ogni terzo martedì del mese dalle 16.00 alle 18.00, e presso il Centro Milano Donna 2, via Padova 118, il primo martedì del mese dalle 16.00 alle 18.00. Gli spazi ospitano anche incontri di gruppo.

 

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Chi è Medici del Mondo. Medici del Mondo è una rete internazionale impegnata a garantire l’accesso alla salute alle persone più vulnerabili, denunciare le ingiustizie di cui sono vittime e promuovere il cambiamento sociale. Oggi gestisce circa 400 progetti in oltre 70 Paesi del mondo, così come attività di advocacy sia a livello europeo che internazionale.

 

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