sabato 26 dicembre 2015

Occhiobello nella Rete Murat

Le diverse località dove si svolsero battaglie e fatti storici importanti durante la campagna che il re di Napoli Gioacchino Murat fece nel 1815, possono essere riunite nella Rete Murat, un percorso di collegamento di realtà che dialogano fra loro e sono accomunate dall’interesse per l’evento, lo studio e la sua divulgazione.

"Possono le sconfitte innescare processi virtuosi e stimolare nuovi dinamismi? Lo scontro di Occhiobello (7 – 8 aprile 1815), “vera Custoza del 1815” (Aurelio Romano, Tradizioni militari italiane, Napoli 1867, p. 374), fu il momento di svolta della campagna murattiana, seguita dopo quasi un mese dalla débacle definitiva delle truppe napoletane a Tolentino (2-3 maggio1815). Esso aveva già tutte le caratteristiche per diventare un “luogo della memoria” della storia italiana, in quanto nodo di crisi individuali e collettive. In occasione del bicentenario si rende necessaria una riflessione critica che dia diverso spessore all’aspetto militare, ma evidenziando anche protagonisti, conflitti, strategie politiche ed emozioni.
La contraddittoria personalità di Gioacchino Murat, posto da Napoleone Bonaparte sul trono di Napoli, convinto della legittimità della sua dinastia contro le accuse di usurpatore rivoltegli dagli oppositori, non basta ad esaurire la complessità di una fase storica, in quanto ne è egli stesso piuttosto l’espressione. Il suo tentativo di gestire una autonoma politica internazionale, cercando nel congresso di Vienna il sostegno delle potenze europee, si svolge sullo sfondo di una intensa attività diplomatica che si incrocia con lo schieramento di truppe contro la Francia ed il Regno d’Italia napoleonico. L’alleanza con l’Austria, la ripresa dei rapporti con l’imperatore in esilio, in vista dei Cento giorni, sono gli antefatti e il contesto politico di una campagna militare condotta dal marzo 1815 contro la stessa potenza asburgica, alla quale Murat dichiara guerra cinque giorni prima dell’entrata di Napoleone a Parigi. Mentre gli austriaci rafforzano le proprie truppe in Lombardia e agiscono nell’Italia settentrionale, il suo esercito occupa lo Stato pontificio, le Marche, l’Umbria e l’Emilia-Romagna fino a Modena e Reggio Emilia, e si allarga in Toscana. Il leggendario trascinatore di uomini assume nel frattempo anche le vesti di portatore di messaggi di italianità col Proclama di Rimini (30 marzo) e di una modernizzazione politica con un progetto costituzionale. In un’Italia non ancora nazione, ma sollecitata a coniugare discorsi e aspirazioni unitarie, anche grazie alla sua collocazione nel quadro dell’Impero napoleonico, si apre il breve periodo di un’ipotesi alternativa alla condizione di coesistenza di Stati satelliti. Ciò influì sulla vita quotidiana dei territori coinvolti, sotto il profilo amministrativo e della gestione dell’ordine pubblico. La fine del sogno italiano di Murat non riguardò solo l’individuo, tradito dai suoi stessi generali e sfiduciato da alleati che riconoscevano piuttosto la legittimità della dinastia borbonica. Essa diede infatti la sensazione di un’occasione perduta, che era stata capace di innescare entusiasmi e partecipazioni collettive, trasformando le sconfitte occasionali in messaggi e miti."
(Renata De Lorenzo)

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