Roma, 22 giugno 2026. Dopo la presentazione al Rijksmuseum di Amsterdam, approda alla Galleria Borghese Metamorfosi. Ovidio e le arti, il grande progetto espositivo nato dalla collaborazione tra le due istituzioni e curato da Francesca Cappelletti e Frits Scholten. Dal 23 giugno al 20 settembre 2026, la mostra si presenta a Roma in una configurazione autonoma e originale, frutto di un articolato dialogo scientifico internazionale che ha riunito oltre ottanta opere provenienti da prestigiosi musei europei e americani.
A partire dalle Metamorfosi di Ovidio – uno dei testi fondativi e più duraturi dell’immaginario occidentale – il progetto esplora l’idea della metamorfosi come principio universale e come chiave di lettura del cosmo, della materia e della condizione umana. Il poema ovidiano diventa così il punto di accesso a una visione del mondo fondata sul mutamento, sull’instabilità delle forme e sulla permeabilità dei confini tra umano, naturale e divino.
Gli spazi della Galleria Borghese si configurano come il contesto privilegiato per lo sviluppo di questo progetto espositivo. La stessa fondazione della Villa “fuori Porta Pinciana” affonda infatti le proprie radici nell’universo simbolico delle Metamorfosi, rendendo questo luogo non solo adatto, ma intimamente connesso al tema della mostra. Il cardinale Scipione Borghese fece edificare il Casino nobile per accogliere parte della propria collezione, concependo l’architettura come dispositivo culturale capace di intrecciare mito, arte e autorappresentazione in un unico, coerente sistema di significati. Questa vocazione si rafforzò nel Settecento con i restauri voluti da Marcantonio IV Borghese e affidati ad Antonio Asprucci, che riorganizzò gli spazi ponendo le sculture al centro delle sale e integrandole in un apparato decorativo ispirato alle Metamorfosi, dando forma a un contesto in cui la presenza di Ovidio risulta strutturale e pervasiva.
Cuore della mostra è dunque l’idea della metamorfosi come forza generativa che attraversa e ridefinisce il cosmo, la materia e il corpo. Attraverso celebri miti e racconti spesso tragici, le Metamorfosi hanno offerto per secoli agli artisti un repertorio inesauribile di immagini e conflitti, dando forma visiva a passioni, desideri, astuzie, violenze, inganni e possibilità di redenzione.
Il percorso espositivo si apre con il racconto della creazione del mondo, narrato nei versi iniziali del poema. Nella sezione Caos e Creazione, opere di Louis Finson, Hendrick Goltzius, Herri met de Bles, Auguste Rodin e Constantin Brâncuși restituiscono visivamente il passaggio dalla materia informe all’ordine del cosmo, facendo della metamorfosi il principio generatore della natura e della vita.
La fortuna del testo ovidiano è al centro de Il poeta e il libro, che indaga le trasformazioni che il poema ha conosciuto nel corso dei secoli attraverso manoscritti, traduzioni, volgarizzamenti e reinterpretazioni morali. Dall’esperienza medievale dell’Ovide moralisé fino al recupero filologico rinascimentale, emerge la straordinaria capacità dell’opera di adattarsi a contesti culturali differenti. Qui il celebre Apollo e Dafne di Antonio del Pollaiolo dialoga idealmente con il capolavoro berniniano conservato nella Galleria, una delle più spettacolari traduzioni visive della poesia di Ovidio.
Attorno al gruppo del Ratto di Proserpina di Gian Lorenzo Bernini si sviluppa la sezione dedicata al mondo sotterraneo di Plutone. Il racconto del rapimento di Proserpina e della disperata ricerca della figlia da parte di Cerere diventa occasione per riflettere sui temi della perdita, della rinascita e dell’alternarsi delle stagioni. Opere antiche, dipinti di Agostino Carracci e il commovente Orfeo ed Euridice di Rubens ampliano l’immaginario dell’oltretomba evocato dal poema.
La figura di Aracne introduce una riflessione sull’arte stessa come processo di trasformazione. Nel racconto ovidiano la tessitura diventa metafora della creazione poetica, che nella mostra si declina con dipinti, arazzi e manufatti tessili capaci di trasformare la parola in immagine, rendendo visibile la straordinaria capacità narrativa dell’arte. Le interpretazioni di Tintoretto e Rubens dialogano inoltre con preziosi arazzi che restituiscono la ricchezza figurativa delle storie narrate da Ovidio.
Tra le sezioni più importanti troviamo quella dedicata a Leda e il cigno, uno dei più celebri episodi degli amori di Giove. Attraverso dipinti e sculture derivati dalle invenzioni perdute di Leonardo e Michelangelo, la mostra ricostruisce la fortuna di un mito che, tra Quattrocento e Cinquecento, divenne terreno privilegiato di confronto tra pittura e scultura. Accanto a queste opere trova posto la straordinaria Danae di Correggio, capolavoro assoluto della pittura rinascimentale, dove il desiderio divino si manifesta sotto forma di pioggia d’oro.
Con il mito di Pigmalione la riflessione si sposta sul rapporto tra arte e vita. Le celebri interpretazioni di Jean-Léon Gérôme e Auguste Rodin mostrano la materia nell’istante in cui sembra animarsi, trasformando il desiderio dell’artista in atto creativo. Il tema del mutamento diventa qui una meditazione sul potere stesso dell’arte e sulla sua capacità di dare forma all’immaginazione.
Il percorso prosegue con le vicende di Perseo e Medusa, dove la trasformazione assume il volto opposto della pietrificazione. Attraverso opere di Rubens, Sebastiano Ricci, Antonio Tempesta e Rutilio Manetti, la mostra racconta una metamorfosi che può essere insieme strumento di distruzione e mezzo di salvezza, in grado di mutare irreversibilmente il destino degli uomini.
L’esposizione si conclude con una sezione dedicata al potere dell’amore, forza che attraversa l’intero poema e che nelle opere di Tiziano, Nicolas Poussin e negli splendidi arazzi tardomedievali dedicati a Narciso ed Eco si manifesta come energia creatrice e distruttrice al tempo stesso. Attraverso desiderio, passione, perdita e contemplazione, il mito rivela la sua capacità di interpretare le emozioni fondamentali dell’esperienza umana.
Il percorso propone una rilettura simbolica e sensoriale del mutamento, evocando la tensione tra ordine e trasformazione, la fluidità delle identità e il rapporto dinamico tra corpo e natura. In questo dialogo tra mito e arte, la metamorfosi si configura non solo come trasformazione fisica, ma come categoria estetica e ontologica, attraverso cui interrogare le relazioni tra tempo, spazio, materia e forma.
Prodotto in collaborazione con il Rijksmuseum, il catalogo della mostra – disponibile in italiano, inglese e olandese – presenta le opere esposte nelle due sedi e include saggi di studiosi italiani e olandesi. Il progetto grafico è affidato a Irma Boom. Gli allestimenti della mostra sono curati da Hubert Le Gall.
La Galleria Borghese ringrazia Intesa Sanpaolo – Gallerie d’Italia e Webuild S.p.A. per il loro sostegno.
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