Oltre 100 relatori internazionali, istituzioni europee, scienziati, imprese, artisti e comunità da oltre 30 Paesi
riuniti a Venezia dal 3 all’8 giugno 2026
per costruire una nuova agenda globale sull'acqua
Dalla resilienza idrica delle città alle Blue Communities, dai dati sulla "bancarotta idrica globale" alle strategie premiate dai Planet Aqua Awards:
a una settimana dalla conclusione della manifestazione
i temi emersi e le soluzioni discusse alla Venice Climate Week
si confermano sempre più urgenti mentre il mondo si prepara ad affrontare
una nuova estate segnata da eventi climatici estremi, stress idrico,
crescente vulnerabilità dei territori
e nuove instabilità economiche e sociali generate dalla crisi climatica
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Blue Communities, nuove forme di azione collettiva e
governance delle città d’acqua
presentate alla Commissaria Europea per l’Ambiente,
la Resilienza Idrica e l’Economia Circolare Jessika Roswall
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I Planet Aqua City Awards consegnati a
Quezon City, Medellín, Cascais e Barcellona
Città alla guida della transizione ecologica
per l’adattamento climatico, la resilienza idrica e lo sviluppo rigenerativo
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A Tuvalu il Planet Aqua Award
per la blue communities category
La nazione insulare del Pacifico viene riconosciuta come simbolo globale di resilienza idrica, coraggio climatico e responsabilità nei confronti del pianeta
Venice Climate Week 2026, Forum internazionale delle Blue Community, 8 giugno 2026, Fondazione Giorgio Cini, Venezia.
Venezia, 22 giugno 2026. Dopo l’intensa settimana di lavori della seconda edizione della Venice Climate Week, il messaggio emerso dai sei giorni di incontri, forum, assemblee, tavole rotonde e momenti pubblici che hanno animato Venezia dal 3 all’8 giugno continua a dimostrarsi quanto mai attuale.
Mentre gran parte dell'Europa si prepara ad affrontare, o sta già vivendo, una nuova estate caratterizzata da temperature record, ondate di calore, eventi meteorologici estremi e crescente pressione sulle risorse idriche, le riflessioni sviluppate durante la manifestazione trovano infatti una conferma sempre più evidente nella realtà e propongono già delle soluzioni.
Nata da un’idea del giornalista Riccardo Luna e curata insieme a Sara Roversi (Future Food Institute) e Cristiano Seganfreddo (FlashArt), in sole due edizioni la Venice Climate Week si è affermata come una delle principali piattaforme europee dedicate all'incontro tra scienza, politiche pubbliche, cultura, innovazione, impresa e società civile, punto di riferimento internazionale per la resilienza climatica, la rigenerazione ecologica e la diplomazia dell'acqua.
Più che un evento, Venice Climate Week si sta progressivamente configurando come un'infrastruttura permanente di confronto e cooperazione internazionale capace di mettere in relazione ricerca scientifica, amministrazioni pubbliche, imprese, istituzioni culturali, territori e comunità locali attorno a una delle questioni decisive del XXI secolo: la gestione dell’acqua come fondamento della prosperità, della sicurezza e della pace.
Organizzata dal Future Food Institute, la manifestazione è attività ufficiale della United Nations Decade of Ocean Science for Sustainable Development (UN Ocean Decade), promossa con il sostegno della Città di Venezia e della Regione Veneto, insieme a una rete articolata di fondazioni, centri di ricerca, università, istituzioni culturali, partner industriali tra cui i Founding Partner Sanlorenzo e Generali e il Main Partner Deloitte, e organizzazioni civiche e attori della transizione ecologica.
L'edizione 2026, sviluppata attorno al tema Planet Aqua, Planet Peace, ha posto al centro del dibattito internazionale una convinzione condivisa: l'acqua rappresenta oggi il principale punto di connessione tra crisi climatica, sicurezza alimentare, biodiversità, salute pubblica, sviluppo economico, patrimonio culturale e pace.
Non un semplice tema ambientale, ma una vera e propria chiave di lettura delle trasformazioni geopolitiche, economiche e sociali del nostro tempo.
Nel corso della settimana Venezia ha ospitato oltre cento relatori provenienti da più di trenta Paesi, rappresentanti delle istituzioni europee e dell’ONU, ministri, sindaci, scienziati, imprenditori, artisti, giovani leader e organizzazioni della società civile.
Tra gli elementi distintivi dell’edizione 2026 vi è stato inoltre il coinvolgimento diretto di diverse agenzie e programmi delle Nazioni Unite, che hanno contribuito ai lavori della manifestazione attraverso incontri istituzionali, tavoli operativi, programmi educativi e attività dedicate alla costruzione di nuove strategie internazionali per la resilienza climatica, la sicurezza alimentare, l’educazione ambientale e lo sviluppo sostenibile.
Tra i protagonisti della manifestazione figuravano, tra gli altri, la Commissaria europea per l'Ambiente, la Resilienza Idrica e l'Economia Circolare Jessika Roswall, economista e stratega della transizione ecologica Jeremy Rifkin, l’artista Olafur Eliasson, lo scienziato ambientale e recente vincitore del prestigioso Stockholm Water Prize 2026 Kaveh Madani, l’ingegnere, idrologo e vincitore dello Stockholm Water Prize 2023 Andrea Rinaldo, la biologa marina e oceanografa Sylvia Earle, l’architetto Mario Cucinella, economista ambientale ed esperto di politiche climatiche Carlo Carraro, il climatologo e divulgatore scientifico Luca Mercalli, il filoso della scienza ed evoluzionista Telmo Pievani, l’artista Michelangelo Pistoletto, l’attore e drammaturgo Marco Paolini, l’attivista quattordicenne Licypriya Kangujam, l’economista ed esperto di sviluppo sostenibile Enrico Giovannini, l’economista ed ex ministro dell'Economia e delle Finanze Daniele Franco e numerosi rappresentanti del sistema delle Nazioni Unite, delle città del network C40 e delle principali organizzazioni internazionali impegnate nella transizione ecologica.
PLANET AQUA: UN NUOVO MODO DI LEGGERE LA CRISI CLIMATICA
Uno dei contributi teorici più rilevanti emersi dalla manifestazione è stato quello proposto da Jeremy Rifkin, che ha invitato a superare definitivamente l'idea di vivere su un "pianeta terrestre" per riconoscere invece che la Terra è prima di tutto un pianeta d'acqua.
Secondo Rifkin, il cambiamento climatico si manifesta oggi attraverso la reazione dell'intera idrosfera terrestre: fiumi atmosferici, alluvioni, siccità, incendi, uragani, innalzamento dei mari e fenomeni meteorologici estremi rappresentano i segnali di un sistema planetario che sta cercando un nuovo equilibrio.
Da questa consapevolezza nasce la proposta culturale e politica racchiusa nel concetto di Planet Aqua: passare da una visione dell'acqua come semplice risorsa da sfruttare a una concezione dell'acqua come fonte della vita, infrastruttura ecologica fondamentale e bene comune globale da proteggere.
In questa prospettiva, acqua, oceani, ghiacciai, fiumi, falde e atmosfera non costituiscono sistemi separati ma un unico organismo planetario, dal cui equilibrio dipendono la stabilità climatica, la sicurezza alimentare, la salute degli ecosistemi e la prosperità delle società umane.
Come ha ricordato Rifkin, non stiamo vivendo su Planet Earth ma su Planet Aqua: comprendere questa realtà significa ripensare radicalmente il modo in cui progettiamo città, economie e sistemi produttivi.
L'ACQUA COME QUESTIONE POLITICA, ECONOMICA E SOCIALE DEL XXI SECOLO
Come ha sottolineato, Jessika Roswall, Commissaria europea per l'Ambiente, la Resilienza Idrica e l'Economia Circolare: «L'acqua deve essere al centro di tutto. La resilienza idrica deve diventare una delle priorità politiche e strategiche del nostro tempo.»
Una posizione condivisa da numerosi relatori della manifestazione, che hanno evidenziato come sicurezza idrica, competitività economica, stabilità sociale e capacità di adattamento climatico siano oggi dimensioni sempre più interdipendenti.
Una riflessione rilanciata anche da Daniele Franco, Direttore Scientifico della Fondazione Giorgio Cini ed ex Ministro dell'Economia e delle Finanze, che ha ricordato come le crescenti tensioni geopolitiche, economiche e ambientali rendano sempre più necessario investire in conoscenza, innovazione e cooperazione internazionale.
Una posizione condivisa da Kaveh Madani, Direttore dello United Nations University Institute for Water, Environment and Health (UNU-INWEH) e vincitore dello Stockholm Water Prize 2026, che ha offerto una delle analisi più incisive dell'intera manifestazione: «Non stiamo affrontando una crisi dell'acqua. Stiamo affrontando una crisi di governance, di priorità e di immaginazione. L'acqua è il primo luogo in cui il cambiamento climatico diventa visibile, economico e politico.»
I NUMERI DELLA CRISI E DELLA TRANSIZIONE
I dati presentati nel corso della Venice Climate Week 2026 delineano uno scenario che richiede un'accelerazione senza precedenti nelle politiche di adattamento climatico.
Secondo il rapporto Global Water Bankruptcy 2026 – espressione che richiama l'idea di una vera e propria "bancarotta idrica globale", nella quale il consumo e il degrado delle risorse d'acqua stanno superando la capacità dei sistemi naturali di rigenerarle – presentato da Kaveh Madani:
- quasi il 75% della popolazione mondiale vive in Paesi classificati come idricamente insicuri;
- 1,8 miliardi di persone hanno vissuto condizioni di siccità nel solo biennio 2022-2023;
- oltre il 50% delle terre agricole del pianeta è oggi degradato;
- circa il 10% è compromesso dalla salinizzazione;
- la siccità genera un costo economico globale stimato in 307 miliardi di dollari ogni anno.
Le parole di Madani hanno fornito una delle cornici interpretative più forti dell'intera manifestazione. Secondo il Direttore dell'UNU-INWEH, il mondo sta entrando in una nuova fase di vulnerabilità sistemica nella quale scarsità idrica, eventi climatici estremi, insicurezza alimentare, migrazioni e instabilità economica si alimentano reciprocamente, amplificando rischi e disuguaglianze. In questo scenario, l'acqua non rappresenta più soltanto una questione ambientale, ma diventa il principale indicatore della capacità dei territori di adattarsi alle crisi future.
Sul fronte italiano, il report sviluppato da Deloitte, Politecnico di Milano e Università Ca' Foscari ha evidenziato come l'inazione climatica potrebbe determinare entro il 2050 una contrazione del PIL nazionale compresa tra l'1,6% e il 6%.
Il rapporto ha inoltre evidenziato come la gestione del rischio climatico sia destinata a incidere direttamente sulla competitività dei sistemi produttivi, sulla capacità di attrarre investimenti e sulla tenuta economica dei territori.
Parallelamente, il Blue Economy Monitor di Intesa Sanpaolo e SDA Bocconi ha evidenziato come il 59% delle PMI europee non disponga ancora di alcuna copertura assicurativa contro gli eventi climatici estremi.
Accanto a questi elementi di criticità emergono però segnali incoraggianti: sono già 485 le startup italiane attive nei settori del cleantech e della blue economy, testimonianza di un ecosistema innovativo in rapida crescita.
Tra i dati più significativi emersi durante la manifestazione, figura inoltre un altro elemento spesso sottovalutato nel dibattito pubblico: entro il 2030 sarà necessario aumentare di oltre il 40% il numero di diplomati e laureati specializzati nei settori dell'energia, delle infrastrutture e della transizione ecologica per rispondere alla crescente domanda di competenze generate dalla trasformazione dei sistemi energetici e produttivi. Una sfida che riguarda non soltanto l'innovazione tecnologica, ma anche la formazione delle nuove generazioni e la capacità dei sistemi educativi di accompagnare il cambiamento.
Particolarmente rilevante è stato anche il confronto dedicato al futuro della decarbonizzazione del trasporto marittimo, settore strategico per il Mediterraneo e per il commercio globale. Nel corso della Venice Climate Week è stato evidenziato come oggi nel Mediterraneo non sia ancora operativo alcun impianto per la produzione e distribuzione di metanolo verde, nonostante siano già decine le imbarcazioni dual fuelordinate dai principali operatori internazionali.
Nel dialogo tra Massimo Perotti, Executive Chairman di Sanlorenzo, e Paolo Fritelli, Managing Director di NextChem, è emersa con forza la necessità di accelerare la realizzazione di infrastrutture dedicate ai nuovi combustibili sostenibili, affinché la transizione energetica del settore marittimo possa tradursi da obiettivo strategico a realtà industriale concreta.
L'assenza di una rete di approvvigionamento adeguata rappresenta infatti uno dei principali ostacoli alla diffusione delle tecnologie già disponibili e dimostra come la sfida climatica non riguardi esclusivamente l'innovazione scientifica, ma anche la capacità di costruire nuovi ecosistemi industriali e logistici su scala internazionale.
Dall'insieme dei dati, delle ricerche e delle esperienze presentate durante la Venice Climate Week emerge una conclusione condivisa: la crisi climatica non è più uno scenario futuro da evitare, ma una realtà già in corso che richiede investimenti immediati in conoscenza, infrastrutture, innovazione e capacità di adattamento.
Andrea Sironi, economista, Presidente di Assicurazioni Generali e dell'Università Bocconi, ha infatti sottolineato la necessità di rafforzare il dialogo tra finanza, istituzioni, imprese e comunità per affrontare le sfide del cambiamento climatico. Ha evidenziato il ruolo strategico della sostenibilità nella creazione di valore di lungo periodo e l'importanza di investire nella resilienza dei territori, delle città e delle persone, affinché la transizione ecologica sia inclusiva e generi benefici concreti per la società.
La buona notizia è che molte delle soluzioni necessarie esistono già. La sfida dei prossimi anni sarà renderle accessibili, finanziabili e replicabili alla scala richiesta dalla velocità delle trasformazioni in atto.
Le Nazioni Unite sono state parte attiva della Venice Climate Week attraverso il contributo di diverse agenzie che hanno trasformato Venezia in un laboratorio internazionale dedicato alle grandi sfide della transizione ecologica.
Con UNESCO, la settimana ha ospitato il momento conclusivo del programma COSMOPOLITES che nel corso dell’anno ha coinvolto oltre 5.000 studenti in tutta Italia in dispute regolamentate e dibattiti affrontando i temi più critici del nostro tempo. I ragazzi sono stati accolti dall’UNESCO all’isola di San Servolo dove oltre a cimentarsi su una disputa sul tema delle infrastrutture necessarie per mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici, hanno avuto modo di visitare il centro SEA BEYONDsulla Ocean Literacy. Un’esperienza che ha permesso agli studenti di confrontarsi con scienziati, educatori e attivisti internazionali, sperimentando concretamente come la conoscenza degli oceani rappresenti oggi una competenza fondamentale per comprendere il futuro del pianeta.
Con la FAO, la Venice Climate Week ha affrontato una delle questioni più urgenti del nostro tempo: come garantire il diritto al cibo in un mondo attraversato dalla crisi climatica, dalla scarsità idrica e da crescenti instabilità geopolitiche. Al centro dei lavori, il workshop internazionale dedicato alla FAO Global Roadmap for Achieving SDG2 without Breaching the 1.5°C Threshold, che ha coinvolto esperti, istituzioni, imprese e territori in un confronto sulle strategie necessarie per trasformare i sistemi agroalimentari globali. La collaborazione si è tradotta anche nell’inaugurazione della mostra FAO MuNe presso il chiostro della sede Tolentini dell’Università IUAV di Venezia, un progetto che utilizza arte, design e linguaggi visivi per rendere accessibili ai cittadini le grandi sfide legate alla sostenibilità alimentare, all’acqua e al futuro dei sistemi produttivi.
Anche UNDP ha contribuito ai lavori attraverso un workshop dedicato alla resilienza climatica e alla pianificazione territoriale, riunendo rappresentanti delle istituzioni, della ricerca, del settore privato e delle amministrazioni locali. Il confronto ha approfondito il ruolo della governance, delle partnership e della capacità di pianificazione nel costruire territori più resilienti agli impatti del cambiamento climatico, offrendo strumenti e visioni per accompagnare le comunità nella gestione delle trasformazioni in corso.
Tre agenzie, tre prospettive complementari – educazione, sistemi alimentari e governance territoriale – che hanno contribuito a rendere la Venice Climate Week non soltanto uno spazio di dialogo, ma una piattaforma concreta di collaborazione internazionale orientata all’azione.
DALLE DIAGNOSI ALLE SOLUZIONI: NASCONO LE BLUE COMMUNITIES
Tra le principali eredità della Venice Climate Week 2026 vi è la formalizzazione del percorso delle Blue Communities, presentato ufficialmente alla Commissaria europea Jessika Roswall.
Se i dati emersi durante la manifestazione hanno mostrato la portata della crisi idrica globale, il percorso delle Blue Communities rappresenta il tentativo più concreto emerso a Venezia per trasformare la consapevolezza in azione. L'obiettivo è semplice quanto ambizioso: costruire una nuova generazione di territori capaci di considerare l'acqua non come una risorsa settoriale da gestire, ma come l'infrastruttura strategica attorno alla quale ripensare sviluppo economico, adattamento climatico, tutela degli ecosistemi, coesione sociale e qualità della vita.
La proposta prevede:
- la costituzione di una Blue Communities Task Force permanente;
- l'attivazione di dieci territori pilota tra Europa e Mediterraneo;
- la creazione di partenariati strutturati con il Sud globale;
- la definizione di nuove raccomandazioni europee su governance, finanza e innovazione per la resilienza idrica.
Presentata alla Commissione Europea nel quadro della nuova Strategia Europea per la Resilienza Idrica, l'iniziativa intende contribuire alla costruzione di quello che molti osservatori indicano ormai come il futuro European Blue Deal: una visione integrata nella quale la sicurezza dell'acqua viene riconosciuta come condizione essenziale per la competitività economica, la sicurezza alimentare, la stabilità sociale e la transizione ecologica.
Guidata da Francesco Musco, urbanista e Direttore della Ricerca dell’Università Iuav di Venezia, e da Stefano Pisani, Sindaco di Pollica – Comune insignito delle 5 Vele di Legambiente e Touring Club Italiano – l'iniziativa punta a costruire una rete internazionale di territori capaci di sperimentare nuovi modelli di adattamento climatico e sviluppo rigenerativo.
La Blue Communities Task Force nasce con l'obiettivo di mettere attorno allo stesso tavolo istituzioni europee, amministrazioni locali, comunità scientifica, imprese, organizzazioni civiche e territori costieri e interni, superando una delle principali criticità evidenziate durante la Venice Climate Week: la frammentazione delle competenze e delle responsabilità nella gestione dell'acqua.
Come ha sintetizzato Francesco Musco: «Il collo di bottiglia non è più la diagnosi del rischio, ma la capacità di governare, finanziare e attuare trasformazioni alla giusta scala territoriale.»
Una riflessione che individua con precisione il nodo centrale della transizione. Oggi disponiamo di una quantità crescente di dati, modelli previsionali e conoscenze scientifiche. Ciò che spesso manca è la capacità di trasformare queste informazioni in decisioni, investimenti e progetti concreti capaci di incidere realmente sulla vita delle comunità.
Uno degli aspetti più innovativi del progetto riguarda la dimensione internazionale della rete. Le Blue Communities non si limitano infatti all'Europa, ma prevedono la costruzione di partenariati permanenti con territori del Sud globale, nella convinzione che le grandi sfide legate all'acqua non possano essere affrontate all'interno di confini geografici o politici tradizionali.
Ogni comunità coinvolta sarà chiamata a condividere conoscenze, pratiche, strumenti e soluzioni, contribuendo alla costruzione di un laboratorio internazionale diffuso dedicato alla resilienza idrica, alla rigenerazione degli ecosistemi e all'adattamento climatico.
Le future Blue Communities pilota saranno concepite come veri e propri living labs territoriali nei quali sperimentare nuove forme di governance, strumenti finanziari innovativi, infrastrutture verdi e blu, modelli di partecipazione civica e pratiche di economia rigenerativa.
L'ambizione è sviluppare modelli replicabiliin grado di essere adottati da città costiere, territori rurali, aree interne e comunità urbane in contesti geografici differenti, contribuendo alla diffusione su larga scala delle soluzioni più efficaci per la resilienza idrica e climatica.
La scelta di lanciare questo percorso proprio a Venezia non è casuale. Poche città al mondo incarnano infatti con altrettanta evidenza la relazione tra acqua, cultura, economia, vulnerabilità e capacità di adattamento. Venezia diventa così non soltanto sede della Venice Climate Week, ma laboratorio permanente di una nuova cultura dell'acqua e della resilienza.
Dai tavoli di lavoro della manifestazione è emersa con chiarezza una convinzione condivisa: le sfide climatiche del XXI secolo non potranno essere affrontate attraverso interventi isolati o politiche frammentate. Sarà necessario costruire nuove alleanze tra città, territori, istituzioni, ricerca e società civile. Le Blue Communities nascono precisamente con questa finalità: trasformare la cooperazione in infrastruttura, la conoscenza in capacità di azione e l'acqua in un fattore di connessione tra persone, territori e generazioni. Più che un progetto, rappresentano il primo passo verso una nuova forma di cittadinanza ecologicafondata sulla responsabilità condivisa nei confronti della risorsa più preziosa del pianeta.
LE CITTÀ CHE STANNO INDICANDO LA STRADA
Momento culminante della manifestazione è stata la prima edizione dei Planet Aqua City Awards, realizzata in collaborazione con C40 Cities, il principale network mondiale di città impegnate nella lotta alla crisi climatica.
I riconoscimenti hanno premiato amministrazioni che stanno già sperimentando modelli innovativi e replicabili di adattamento climatico, gestione del rischio idraulico, accesso equo alle risorse idriche e rigenerazione urbana, offrendo esempi concreti di come la resilienza possa tradursi in qualità della vita, sviluppo economico e coesione sociale.
Tra i vincitori:
- Quezon City (Filippine) per i sistemi avanzati di monitoraggio e previsione delle inondazioni basati sull'intelligenza artificiale;
- Medellín (Colombia) per i programmi di accesso equo e universale all'acqua nelle aree più fragili;
- Cascais (Portogallo) per il progetto di rinaturalizzazione del torrente Sassoeiros e la trasformazione del rischio alluvionale in infrastruttura verde;
- Barcellona (Spagna) per la strategia di adattamento climatico della fascia costiera.
Le città premiate sono state selezionate tra decine di candidature internazionali per la capacità di sviluppare soluzioni concrete, misurabili e replicabili, dimostrando come la resilienza idrica possa diventare un motore di innovazione urbana, inclusione sociale e competitività economica.
IL PREMIO A TUVALU E IL TEMA DELLA GIUSTIZIA CLIMATICA
Particolarmente significativa è stata l'assegnazione del Planet Aqua Award al Governo di Tuvalu.
La piccola nazione del Pacifico, rappresentata dalla Ministra Lily Tangisia Faavae, è stata riconosciuta come simbolo globale di resilienza climatica e leadership delle comunità maggiormente esposte agli effetti dell'innalzamento dei mari.
Nel ricevere il premio, la Ministra ha ricordato: «Per Tuvalu la crisi climatica non è un grafico astratto. È la nostra realtà quotidiana. Ma mi rifiuto di raccontare una storia di disperazione. Tuvalu non aspetta di essere salvata. Siamo artefici attivi della nostra stessa sopravvivenza.»
Il riconoscimento è stato conferito per il lavoro svolto attraverso l'Eco Island Project, programma che integra ripristino degli ecosistemi, sicurezza idrica, protezione costiera basata sulla natura ed economia circolare, trasformando una delle nazioni più vulnerabili al mondo in un simbolo internazionale di adattamento e leadership climatica.
Il premio assume un valore simbolico particolare in un'edizione dedicata al rapporto tra acqua e pace, ricordando come le conseguenze della crisi climatica colpiscano oggi in modo diseguale le diverse aree del pianeta.
I RICONOSCIMENTI SPECIALI DEI PLANET AQUA AWARDS
Nel corso della Venice Climate Week sono stati assegnati complessivamente dieci Planet Aqua Awards. Oltre alle città premiate, riconoscimenti speciali sono stati conferiti a Sylvia Earle, oceanografa di fama mondiale e fondatrice di Mission Blue, e a Rosalba Giugni, fondatrice di Marevivo, per il loro straordinario contributo alla tutela degli oceani e della biodiversità. Sono stati inoltre premiati Fabrizio D’Oria, Direttore Generale di Vela S.p.A., per l’impegno nella cura e valorizzazione del bene pubblico della città di Venezia, ed Edoardo Pierantozzi (Eddyverso), per il lavoro di divulgazione e sensibilizzazione delle nuove generazioni sui temi del mare e della sostenibilità.
Il premio Water & Heritage Award, consegnato da ICOMOS, è stato infine assegnato al Prof. Kevin Lane, University of Gibraltar - Argentina, specializzato in archeologia andina, con particolare attenzione alle antiche opere di ingegneria idraulica.
UN'ALLEANZA GLOBALE CHE CONTINUA
La Venice Climate Week 2026 si è chiusa lasciando in eredità molto più di una serie di incontri.
Ha contribuito a consolidare una rete internazionale che unisce città, istituzioni europee, organizzazioni internazionali, università, imprese, comunità locali e nuove generazioni attorno a una convinzione condivisa: non esiste resilienza climatica senza resilienza idrica.
Come ha dichiarato Riccardo Luna: «C'è una foresta che cresce silenziosamente, ma non rallenta mai. Sono le persone che hanno a cuore la salute del pianeta Acqua, degli oceani, della biodiversità e di tutti coloro che, soprattutto nel Sud del mondo, pagano ogni giorno il prezzo del cambiamento climatico perché non possono rifugiarsi in resort a cinque stelle. Coloro che credono nell'agricoltura rigenerativa, nelle aziende a impatto positivo, nei modelli economici sostenibili. E nel fatto che il cambiamento parte dal basso, dalle comunità locali, dove le persone si riuniscono per il bene comune. Il pessimismo è un lusso che non possiamo permetterci. Ora sappiamo che il meglio deve ancora venire.»
Sara Roversi ha sottolineato: «Se l'acqua è la sfida del secolo, la conoscenza è la nostra prima infrastruttura di resilienza. Venice Climate Week ha cominciato a costruire una nuova alleanza tra istituzioni, comunità scientifica, città e territori, ha unito studenti, sindaci, scienziati, istituzioni internazionali e comunità locali attorno a una convinzione semplice: non esiste sicurezza climatica senza sicurezza idrica, e non esiste transizione senza educazione. Con la FAO, con le città e con i territori che hanno aderito al percorso delle Blue Communities, abbiamo iniziato a costruire una rete globale di luoghi che scelgono di prendersi cura dell'acqua come bene comune. Venezia ci ricorda che il cambiamento non nasce dall'attesa, ma dalla capacità di agire insieme. E oggi questa alleanza è più forte che mai.»
Mentre Cristiano Seganfreddo ha ribadito: «Abbiamo scelto di mettere la cultura al centro della conversazione climatica. Abbiamo aperto con un flashmob di Michelangelo Pistoletto, attraversato le visioni di Olafur Eliasson ad Ocean Space, ascoltato la voce poetica e radicale di Marco Paolini, fino a interrogarci sul rapporto tra spiritualità e responsabilità insieme al Cardinale Baggio. Lo abbiamo fatto accanto a scienziati, economisti, policy makers e rappresentanti delle istituzioni internazionali. Perché siamo convinti che la crisi climatica non sia soltanto una crisi ambientale: è prima di tutto una crisi culturale. E nessuna transizione sarà possibile senza una trasformazione del nostro immaginario, dei nostri valori e del modo in cui ci relazioniamo al pianeta e agli altri. L’arte non sostituisce la scienza, così come la cultura non sostituisce la politica. Ma entrambe hanno il compito fondamentale di rendere desiderabile il cambiamento, di generare empatia, di dare forma a nuovi racconti condivisi. Se vogliamo costruire una società capace di affrontare il futuro, dobbiamo recuperare anche un approccio umanistico: la capacità di tenere insieme conoscenza e sensibilità, innovazione e coscienza, dati e significato. La vera sfida del nostro tempo non è solo salvare il pianeta, ma imparare di nuovo ad abitarlo con immaginazione, responsabilità e cura, nella meraviglia del nostro essere umani.»
A una settimana dalla conclusione della manifestazione, mentre l'estate entra nel vivo e gli effetti della crisi climatica tornano a manifestarsi con crescente evidenza in molte aree del pianeta, il messaggio che emerge da Venezia appare inequivocabile: le soluzioni esistono già. La conoscenza scientifica esiste. Le tecnologie esistono. Le buone pratiche esistono. La sfida, oggi, non è più comprendere cosa fare, ma costruire la volontà politica, le risorse finanziarie e le alleanze internazionali necessarie per agire alla velocità richiesta dal nostro tempo.
Hanno partecipato alla Venice Climate Week 2026
Giulia Assogna, Bertrand Badré, Cardinal Fabio Baggio, Carlo Barbante, Andrea Barbabella,
Federica Barbera, Timothy Beatley, Eric Berdaguer, Stina Berge, Patricia Biosca, Andrea Borrello, Lorenzo Braida, Maria Buhigas, Pietrangelo Buttafuoco, Francesco Bruni, Pierpaolo Campostrini, Malak Chabar, Luis Almeida Capão, Fabio Carella, Carlo Carraro, Eugenio Cesaro, Giuseppina Casarin, Alice Casiraghi, Mr. Chan Wai-tak, Stefano Ciafani, Simona Ciancio, Mr. CheungWing-hong, Alessandro Codognato, Alessandro Costa, Thomas Crowther, Mario Cucinella, Laura D’Aprile, Paolo D’Aprile, Roberto Danovaro, Michele Dalla Fontana, Josi Gerardo Della Ragione, Christofer De Zotti, Ottavio Di Brizzi, Sandrine Dixson-Decleve, Saranya Dharshini, Giuseppe Dodaro, Merijn Dols, Ma. Bianca Domanis Perez, Lorenzo Donini, Cyril Durand, Sylvia Earle, Cynthia Echave Martínez, Olafur Eliasson, Michele Falcone, Giordano Fatali, Luciana Favaro, Mattia Fiorini, Ignasi Fontanals, Mr. FongHok-shing, Michael, Fabrizio Fonte, Giulia Foscari, Daniele Franco, Fabio Fritelli, Verdiana Fronza, Maria Alessandra Gallone, Giulia Genuardi, Enrico Giovannini, Raffaella Giugni, Rosalba Giugni, Giacomo Giusti, Cristiano Godano, Hanley Ha, Meisha Hunter, Nick Hurd, Amanda Ikert, Agostino Inguscio, Licypriya Kangujam, David Laborde, Gabriele Laffranchi, Marco Lambertini, Iñigo Larraya Tejero, Gigi Lazzaro, Lucrezia Lenardon, Stefano Liberti, Piero Lionello, Kweku Melvin Lisk, Hunter Lovins, Riccardo Luna, Jules Le Gaudu, Chiara Luzzana, Kaveh Madani, Laura Maida, Filippo Magni, Giovanna Melandri, Anna Lindelöw Mannheimer, Denis Maragno, Francisca Dalila Menezes Vasconcelos, Luca Mercalli, Paola Mercogliano, Steven M.Finn, Marianne Mirage, Stefano Monni, Davide Monteleone, Daniele Moretti, Nicola Moscheni, Francesco Musco, Paolo Naldini, Iris Nicomedi, Yigyeong Oh, Jan Pachner, Simone Padovani, Elisa Palazzi, Eugenio Panaro, Marco Paolini, Gunter Pauli, Massimo Perotti, Francesco Perrini, Marilena Petraglia, Gilberto Pichetto Fratin, Edoardo Pierantozzi, Telmo Pievani, Fabrizio Pilo, Stefano Pisani, Michelangelo Pistoletto, Paul Polman, Fabio Pompei, Emiliano Ponzi, FrancescoPozzer, Nemeh Qatanani, Massimo Redaelli, Markus Reymann, Jeremy Rifkin, Andrea Rinaldo, Edo Ronchi, Federica Rossi, Gabriele Rossi, Jessika Roswall, Sara Roversi, Micol Roversi Monaco, Sébastien Ruiz, Santiago Fernando Sandoval Gallardo, Yuri Santagostino, Elio Santoro, Francesca Santoro, Caterina Sarfatti, Toshikazu Sawa, Sara Segantin, Marco Sesana, Lucia Silva, Andrea Sironi, Luca Sofri, Mario Sprovieri, Alberto Stefani, Maman Supratman, Matthew Sykes, Barbara Tagliaferri, Giovanni Tartari, Massimo Tavoni, Elisabetta Tola, Silvia Torresan, Ms. Tse Fong-fong, Jennyfer Emma Ursich, Ersilia Vaudo, Juan Manuel Velásquez Correa, Karmenu Vella, Clara Velez Fraga, Sebastiano Venneri, Simone Venturini, Angela Vettese, Erica Villa, Domenico Villano, Jennifer Wells, Elisa Zambito Marsala, Valeria Zanini, Roberto Zalambani, LindaZardo, Elizabeth Zhivkova.
PARTNER
Organizzata dal Future Food Institute, Venice Climate week è attività ufficiale della United Nations Decade of Ocean Science for Sustainable Development (UN Ocean Decade) ed è promossa con il sostegno della Città di Venezia e della Regione Veneto, insieme a una rete di fondazioni, centri di ricerca, università, istituzioni culturali, partner industriali tra cui i Founding Partner Sanlorenzo e Generali e il Main Partner Deloitte, e organizzazioni civiche e attori della transizione ecologica. Un progetto che si configura come piattaforma internazionale di lavoro e cooperazione, capace di mettere in relazione scienza, politica, finanza, cultura e società civile.
Founding Partners: Sanlorenzo, Generali
Main Partner: Deloitte.
Institutional patronage: European Commission, Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Regione Veneto, Città metropolitana di Venezia, 2021-2030 United Nations Decade of Ocean Science for Sustainable Development, ANCI
Supporting Partners: Intesa Sanpaolo, L’Oreal, Gruppo CAP, NEXTCHEM
Venue Partner: TBA21 - Thyssen-Bornemisza Art Contemporary, Ocean Space Chiesa di San Lorenzo, Fondazione Giorgio Cini, The Human Safety Net Ente Filantropico (Fondazione Generali)
Legacy and Knowledge Partners: FAO, ASVIS, C40 Cities, Centro Euro Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici (CMCC), Università IUAV di Venezia, CNR-ISMAR, CSRCC, The EU climate Pact, Legambiente, MareVivo, MSC Foundation, United Nations Development Programme, Vela, Fondazione Centro Studi Enel, Università Ca' Foscari Venezia, One Ocean Foundation, Corila, Ecosistema Futuro, Fondazione ICOMOS, Swimmable Cities, Venice International University, Venice Sustainability Foundation, Fondazione Sviluppo Sostenibile, Zeitgeist19, ECOALF, SEA BEYOND – UNESCO
Media Partner: ANSA, Corriere della Sera, Venezia News, Venezia Da Vivere.
Under the patronage: Rai Veneto.
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