BOUQUET DI MAGGIO 15 Bottiglie per la Festa della Mamma
i sono modi diversi di scegliere un vino per la festa della mamma: l'abbinamento gastronomico, l'occasione, il gusto di chi riceve. Questa raccolta è partita dai fiori.
Quindici vini, quindici fiori. L'associazione non segue la logica del profumo, o almeno non solo. Segue quella del carattere. Ogni bottiglia selezionata racconta qualcosa: un territorio preciso, un tempo di attesa, una scelta produttiva concreta. E ogni fiore è stato scelto per riconoscersi in quello stesso racconto, per forma, per temperamento, per il tipo di bellezza che porta con sé.
Quindici cantine da tutta Italia, vini di forme diverse, un filo che li attraversa. Per chi alla mamma vuole portare qualcosa che valga la pena stappare.
AZIENDA AGRICOLA CONTE COLLALTO
(VENETO)
PONTE ROSSO CONEGLIANO VALDOBBIADENE PROSECCO SUPERIORE DOCG RIVE DI COLFOSCO EXTRA BRUT MILLESIMATO 2025
L'elleboro
Sulle Rive di Colfosco, a ovest del Castello di San Salvatore, il terreno ha una storia scritta nell'argilla. Era così rossa, quella terra, che i mattoni ricavati dalla sua argilla diedero al ponte del paese il nome che porta ancora oggi: Ponte Rosso. La Glera che cresce qui riflette l’identità del terreno: minerale, strutturata, di carattere. L'Extra Brut Millesimato che ne nasce sceglie di non nasconderlo: niente zucchero a mediare, niente ammorbidimenti, solo la Glera e il suolo che l'ha cresciuta, nel bicchiere così come sono. Il fiore che gli abbiniamo è l'elleboro: sboccia in pieno inverno su terreni pesanti e argillosi, cresce nell'ombra, ha una bellezza austera e solitaria che richiede di essere cercata. Come questo vino, che si apre lentamente e ogni volta ha qualcosa in più da dire. Servitelo a 6-8°C su crostacei o carni bianche arrostite.
Quasi un secolo di storia familiare alle spalle, il Lago di Garda, e una vigna di Chardonnay più che venticinquenne su morene glaciali che guardano a Sud. Il Mattia Vezzola Créant nasce da questa combinazione di memoria e territorio: pressatura intera, lenta e soffice, 35% del mosto in piccole botti da 228 litri, 24-30 mesi di affinamento sui lieviti. Nel bicchiere si manifesta con bollicine finissime, quasi impalpabili, e un profumo che parte dalla pera decana matura e si allarga verso agrumi e frutta secca. La struttura è ampia, la sapidità unisce. Il gelsomino bianco è il suo fiore: profumato in maniera raccolta, elegante senza sforzo, con una sensualità silenziosa che corrisponde perfettamente all'armonia di questo Metodo Classico. A tratti intensa, a tratti appena percettibile, ma sempre presente. Servitelo a 4-6°C su carpacci di pesce, ostriche e crostacei.
In Val di Cembra e a Pressano di Lavis le escursioni termiche sono forti e il clima non lascia spazio all'approssimazione. È qui, tra i 400 e i 750 metri, che Gaierhof vinifica il Siris Rosé con 60% Pinot Nero e 40% Chardonnay raccolti a mano. Pressatura soffice a freddo, affinamento sui lieviti fino alla primavera successiva, poi 36 mesi in bottiglia secondo il disciplinare Trento DOC. Il colore è un rosa tenue con brillanti riflessi ramati. Al naso emergono piccoli frutti rossi, ribes e mora, con una nota fresca ed elegante. Al palato è sapido, armonico, ben equilibrato. Il fiore che gli appartiene è quello del ciliegio: evanescente, rosa pallido con sfumature calde, fugace eppure capace di lasciare un segno preciso. Ogni primavera torna, inevitabile, come questo vino che si fa aspettare 36 mesi e poi ricompensa tutto. Servire a 8-10°C.
L'Oltrepò Pavese è terra di robinie, e in primavera i bianchi grappoli di fiori d'acacia profumano l'aria tra i filari. Da uve coltivate tra i 200 e i 450 metri su suoli molto eterogenei, una varietà che garantisce blend equilibrati e costanti annata dopo annata, La Genisia ricava un Pinot Nero in purezza che porta nel bicchiere quella stessa complessità floreale: profumi di fiori e miele millefiori, agrumi, con la crosta di pane che arriva dal lungo affinamento di almeno 24 mesi sui lieviti. Il colore è giallo paglierino con riflessi dorati, la spuma cremosa e persistente. Al palato è fresco, rotondo, ben strutturato. L'acacia è il suo fiore perché cresce spontanea proprio dove nasce questo spumante, e perché quella dolcezza quasi vegetale che esprime, miele, fiore bianco, legno chiaro, è esattamente la stessa che il vino porta in dote. Servire a 4-6°C.
Nel cuore della Calabria autentica, tra Rocca di Neto e Casabona, Librandi coltiva il Gaglioppo su terreni argillosi e calcarei con 5.000 piante per ettaro. È il vitigno autoctono del Sud, e da queste uve nasce un Metodo Classico con 24 mesi sui lieviti che porta il territorio nel bicchiere senza filtri: forza, corpo, perlage fine e un bouquet generoso. Il fiore che gli abbiniamo è l'oleandro: cresce lungo le coste calabresi, resiste al sale e al calore estivo, fiorisce con una vitalità esuberante e un profumo inebriante. Come questo vino, nato ai margini del mondo conosciuto delle bollicine italiane, che porta con sé un territorio unico e irripetibile. Servitelo fresco su salumi del Sud, formaggi a pasta dura, agnello.
Il terroir del Collio è tra i più complessi d'Italia: colline dell'eocene, alternanza di marne e arenarie, e una profondità che Marco Felluga interpreta con il Just Molamatta. Un blend in cui le uve vengono separate dal raspo, sottoposte a macerazione a freddo, fermentate in acciaio e lasciate riposare sui lieviti per quasi sei mesi. Il risultato è un bianco giallo paglierino dal profumo di frutta fresca che evolve nel tempo verso mela e pera mature, con note salate che mantengono la struttura. Gusto avvolgente ed equilibrato, fruttato e al contempo salino. Il prugnolo è il suo fiore: uno dei primi a sbocciare in primavera lungo le siepi del Friuli, bianco, selvatico, con una freschezza quasi tagliente che ricorda la vena salina e la pulizia di questo vino. Immediato, spontaneo, difficile da dimenticare.
Nel Collio goriziano, a Spessa di Capriva, le vigne crescono sulla Ponca, quella roccia marnosa friabile che gestisce l'acqua con precisione. I Pighin coltivano qui un uvaggio di Tocai Friulano, Ribolla Gialla e Malvasia: le uve vengono criomacerate con una tecnica che sfrutta l'anidride carbonica della fermentazione per rimescolare delicatamente le bucce senza interventi meccanici, poi parte del mosto fermenta in acciaio sulle proprie fecce nobili e il restante in tonneaux e barrique di rovere di Slavonia. Il Soreli è giallo paglierino intenso e lucente, con una fragranza di albicocca, pesca, acacia, zagara e camomilla. È il fior d'arancio il fiore che gli appartiene: quel profumo di mandorlo e agrume che sale dai vigneti nelle mattine di aprile collinare, tra il vento che scende dalla Slovenia e la luce che già scalda. Va servito fresco, per non perdere nulla di quella fragranza.
A Dogliani, su suolo marnoso-calcareo a 380 metri di quota con esposizione Est, Poderi Luigi Einaudi lavora il Pinot Grigio con una cura non comune: pressatura soffice, decantazione a 9°C, fermentazione in acciaio con immediato passaggio in legno per completarla, poi malolattica e batonage. Il Meira è un bianco di poche migliaia di bottiglie che sorprende ogni volta che lo si apre: giallo paglierino, bouquet di agrumi e frutto esotico con note minerali, grande struttura e una capacità di invecchiamento che pochi si aspetterebbero. Il fiore che gli abbiniamo è il glicine: ha bisogno di tempo e di una struttura solida su cui appoggiarsi, e quando finalmente fiorisce il suo profumo è lungo, avvolgente, tenace. Come questo Pinot Grigio piemontese.
Josetta Saffirio è innanzitutto una casa del Barolo: il Nebbiolo qui è il vitigno di riferimento, quello attorno a cui ruota l'identità della cantina da generazioni. Scegliere di vinificarlo in rosato è quindi una decisione precisa, che richiede convinzione. Sulle colline di Castelletto di Monforte d'Alba, a 300-350 metri su terreno calcareo-sabbioso, la vendemmia è manuale, la pressatura soffice, la fermentazione in acciaio a temperatura controllata: tutto concorre a trattenere la delicatezza che il Nebbiolo, in questa forma, è capace di esprimere. Il colore è un rosa luminoso con sfumature quasi pesca, il profilo olfattivo è delicato e preciso, il sorso è pulito e fresco. Il fiore che gli abbiniamo è la rosa centifolia, la rosa dei cento petali della tradizione piemontese, quella da profumeria e da confettura. Mai appariscente, sempre memorabile. Come questo vino, che dal Nebbiolo trae qualcosa che in pochi si aspetterebbero di trovare nel bicchiere.
È stata la passione di Gaetano Bertani per la Borgogna a portare lo Chardonnay in Val d'Illasi. Membro della Confrérie des Chevaliers du Tastevin, la storica fratellanza francese nata per celebrare i vini di quella regione, Bertani scelse tre cloni pregiati e li piantò nella tenuta di Colognola ai Colli, su suoli alluvionali ad alta concentrazione di calcare attivo, a 60-70 metri di quota. Il vino che ne nasce prende il nome da una torre storica della tenuta che proietta la sua ombra sui filari come una meridiana: il Torre Pieve. Metà del mosto fermenta in acciaio, l'altra metà in barrique di rovere francese, entrambe con batonage. Nel bicchiere è giallo paglierino cristallino, con sentori di frutta fresca e vaniglia tostata che si aprono su ananas, banana e agrumi, poi nocciole e burro fuso. La struttura è fine ed elegante, morbidezza e sapidità in perfetto equilibrio. Il fiore è la magnolia: grande, maestosa, con una presenza scenografica e un profumo che riempie lo spazio. Una fioritura breve, ogni primavera, che vale l'attesa di un anno intero. Come questo vino.
A Mansuè, in provincia di Treviso, la Marca Gioiosa finisce e comincia il Friuli. È su questa linea di confine che Tenute Tomasella lavora da oltre sessant'anni, su suoli costruiti nei secoli dalle esondazioni del Livenza, dove argilla, limo e calcare si alternano a pochi metri di distanza. Il Prò Prosecco Rosé DOC Extra Dry è una delle espressioni più immediate di questo territorio: Glera e Pinot Nero vinificato in rosso, metodo Charmat, un vino pensato per la convivialità. Il colore è rubino con riflessi corallo chiari, la spuma fine e sottile. Al naso un inizio floreale di ciliegio che evolve verso frutti rossi, cassis e delicate sensazioni di pasticceria. Al palato è bilanciato, strutturato ed elegante, con un retrogusto morbido e un finale che ricorda la castagna. Il fiore è la peonia: rigogliosa, rotonda, festosa, nel suo momento di massima fioritura in maggio si prende tutto lo spazio disponibile. Difficile trovare un vino più adatto alla festa della mamma.
La vigna da cui prende il nome questo vino si chiama Le Fornaci per via dei resti di un antico forno romano trovato nelle vicinanze, e già questo dice qualcosa sul rapporto che Tommasi ha con il territorio. Il suolo calcareo-argilloso dà struttura e corpo, quello sabbioso dona aroma ed eleganza. Da uve Turbiana in purezza, fermentazione lenta a temperatura controllata, tre mesi di affinamento su fecce fini e lieviti, poi acciaio. Nel bicchiere è giallo intenso e brillante, con profumi di frutta tropicale e pompelmo, e quel finale sapido e minerale con il tipico sentore di mandorla che distingue i Lugana migliori. Il fiore è la mimosa: solare, fragrante, profumata di primavera, legata da sempre alla celebrazione delle donne. Sul Garda cresce spontanea lungo le rive, e il Lugana è il suo abbinamento naturale. Per chi vuole aggiungere qualcosa in più al regalo, Tommasi ha da poco pubblicato il suo Ricettario di Famiglia, un volume che celebra le donne che hanno custodito nel tempo i sapori della casa, disponibile in bundle con Le Fornaci Lugana.
BLANC DE BLANCS PIGNOLETTO DOC METODO CLASSICO BIOLOGICO
La ginestra
Medolla, nel cuore della pianura modenese, vigneti di proprietà e agricoltura biologica certificata: Ventiventi nasce dal progetto della famiglia Razzaboni con l’idea di valorizzare il Metodo Classico attraverso un’identità profondamente emiliana. Il Blanc de Blancs è ottenuto da uve 100% Pignoletto coltivate su suoli argillosi, raccolte nelle ore più fresche della giornata, con macerazione in pressa, pressatura soffice e un affinamento di 40 mesi in bottiglia a temperatura e umidità controllate. Ne risulta uno spumante fuori dagli schemi: giallo paglierino luminoso, con un profumo che apre su agrumi canditi e vira subito su note balsamiche di origano e mentuccia, poi fieno, miele, pappa reale e humus. Al palato è morbido e polposo, con una carbonica sottile e un finale erbaceo e minerale che lascia la bocca pulita e appagata. Il fiore è la ginestra: cresce spontanea sull’Appennino emiliano-romagnolo, profuma forte e selvatico e ha qualcosa di solare e roccioso allo stesso tempo. Esprime la stessa tensione tra morbidezza e struttura che questo vino porta nel calice.
A Provaglio d’Iseo, nel cuore della Franciacorta, Terre d’Aenòr nasce come un progetto giovane e contemporaneo guidato da Eleonora Bianchi, con una filosofia profondamente legata alla viticoltura biologica certificata e all’uso esclusivo di uve di proprietà. Qui il Franciacorta Rosé Extra Brut Millesimato prende forma con l’80% di Pinot Nero e il 20% di Chardonnay, affinato per oltre 30 mesi sui lieviti: un vino che richiede tempo e pazienza. Il colore è un rosa tenue dalle sfumature cipria, elegante e delicato. Al naso si apre con fragoline di bosco, pesca gialla e fiori macerati, poi si arricchisce di albicocca matura, infuso di rosa e leggere note speziate che ricordano lo zenzero. In bocca la freschezza si intreccia a una cremosità raffinata dell’effervescenza, accompagnando un finale morbido che richiama le caramelle alla frutta. Il fiore che gli appartiene è la rosa canina: quella spontanea, che cresce ai margini dei vigneti biologici senza essere coltivata, con il profumo autentico dei petali e le bacche che evocano confettura e spezie. Ha la stessa grazia preziosa di questo Franciacorta.
VINEA NEL BOSCO CHIANTI CLASSICO GRAN SELEZIONE 2020
La violetta selvatica
A Montefioralle, nel comune di Greve in Chianti, Vecchie Terre di Montefili custodisce una delle espressioni più autentiche dell’altitudine chiantigiana: vigne immerse nel bosco, a 540 metri sul livello del mare, dove il Sangiovese trova una tensione rara. Da un singolo vigneto di 2,25 ettari nasce questo cru in purezza, piantato nel 2000 su suoli di alberese con sequenze calcareo-argillose, prodotto in sole 2.476 bottiglie numerate. La fermentazione è spontanea con lieviti indigeni, mentre l’affinamento prosegue per 26 mesi in botte da 20 ettolitri e altri 12 mesi in bottiglia. Il 2020 è stata un’annata di maturazione armoniosa, con una primavera mite e un’estate calda ma mai estrema: aromi intensi di prugna, frutta rossa e arancia rossa si intrecciano a note balsamiche e a un elegante accento di viola. Al palato mostra struttura solida, tannini integrati e un finale lungo con richiami di cioccolato amaro. Il fiore che gli appartiene è la violetta selvatica: cresce nei boschi del Chianti con un profumo sottile ma riconoscibile, discreto e persistente. Ha la stessa eleganza di questo vino, capace di lasciare il segno senza mai essere eccessivo.
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