Il 13 e 14 aprile 2026, la ricerca dell’Università degli Studi di Milano è stata protagonista a Vinitaly con un ciclo di incontri dedicati al futuro del vino. Dalla viticoltura di precisione al rapporto tra vino e salute, dall’economia circolare alla Blue Economy, fino alle strategie di adattamento ai cambiamenti climatici, i contributi scientifici hanno offerto una visione integrata di innovazione e sostenibilità. Un confronto aperto tra università e filiera per rafforzare il ruolo della ricerca come motore di sviluppo del settore vitivinicolo.
La Facoltà di Scienze Agrarie e Alimentari di UNIMI entra in scena a Vinitaly, con il primo incontro dal titolo Vigne più intelligenti per un vino più sostenibile – Consorzio Vini Piceni del Prof. Lucio Brancadoro, in cui è stata illustrata la viticoltura di precisione come strumento chiave per coniugare sostenibilità ambientale ed efficienza produttiva in viticoltura. Grazie a tecnologie avanzate di monitoraggio e gestione, i vigneti possono oggi ridurre sprechi, tutelare il suolo e intervenire solo dove davvero necessario. Tra le applicazioni più efficaci spicca la difesa fitosanitaria a rateo variabile (VRT), che permette di calibrare i trattamenti sulle reali necessità delle piante, riducendo fino al 60% i prodotti utilizzati. Un vantaggio decisivo soprattutto per la viticoltura biologica, dove il controllo mirato del rame consente di rispettare i limiti normativi senza compromettere la protezione del vigneto. Accanto a questo, i Sistemi di Supporto alle Decisioni (DSS) guidano una gestione innovativa del suolo e l’obiettivo è chiaro: aumentare la fertilità del terreno, prevenire lo stress idrico e rendere il vigneto più resiliente nel tempo. Si è sempre più orientati verso una viticoltura “su misura”, dove ogni intervento è preciso, motivato e sostenibile.
Ampio spazio è stato dedicato all’intervento del prof. Alberto Battezzati con il Sottosegretario al MASAF Patrizio La Pietra e il Presidente di Confcooperative FedAgriPesca, Raffaele Drei presso lo Spazio di Confcooperative, nel talk dal titolo Vino alimentazione e salute: questione di stile. Il Prof. Battezzati ha affrontato il complesso rapporto tra vino, alimentazione e salute, sottolineando la necessità di superare approcci ideologici a favore di una lettura scientifica rigorosa. Il vino è un alimento integrante della dieta mediterranea, una miscela complessa di sostanze, i cui effetti non possono essere valutati analizzandone singolarmente i componenti. Gli studi più recenti mostrano che modalità e quantità di consumo sono determinanti: un’assunzione moderata, fino a due unità alcoliche al giorno, è associata a un lieve beneficio sulla sopravvivenza, mentre consumi eccessivi o concentrati nel tempo, come il binge drinking, hanno effetti chiaramente negativi, soprattutto tra i giovani. Un consumo consapevole, inserito in uno stile di vita equilibrato, può essere compatibile con la salute; al contrario, pratiche scorrette di consumo vanno prevenute con informazione, educazione e ricerca scientifica.
Il Progetto Grape4vine, riciclare gli scarti per proteggere il vigneto a “residuo zero”, che ha coinvolto un gruppo di ricercatrici e ricercatori di UNIMI, ha mostrato come sia possibile coniugare biotecnologie avanzate ed economia circolare per sviluppare nuove strategie di difesa della vite. Il progetto propone la valorizzazione degli scarti della filiera vitivinicola – come vinacce e residui di potatura – trasformandoli in risorse per la produzione di RNA a doppio filamento (dsRNA), in grado di attivare meccanismi di silenziamento genico contro peronospora e botrite. I risultati sperimentali evidenziano una riduzione dell’incidenza delle malattie superiore al 70%, aprendo la strada a soluzioni efficaci, biodegradabili e a “residuo zero” per la protezione del vigneto.
Nella seconda giornata è stato presentato il Progetto BluWine: Verso un settore vitivinicolo sostenibile: applicazione del concetto di blue economy, in cui la Prof.ssa Daniela Fracassetti, docente di UNIMI e coordinatrice del progetto, ha evidenziato come oggi il settore vitivinicolo è chiamato ad un cambiamento profondo, spinto dalle sfide climatiche, dalla necessità di ridurre l’impatto ambientale e da una crescente attenzione della società verso modelli produttivi più responsabili. In questo contesto BluWine propone un’evoluzione strutturale della filiera ispirata ai principi della Blue Economy e promuove un approccio olistico alla sostenibilità, basato sulle tre dimensioni fondamentali – ambiente, equità sociale e fattibilità economica. Finanziato nell’ambito delle Marie Skłodowska-Curie Actions – Staff Exchange, BluWine coinvolge un consorzio internazionale di nove istituzioni accademiche e centri di ricerca; sviluppa approcci innovativi che mirano a ridurre drasticamente l’uso dei fitofarmaci, limitando il rischio di resistenze e tutelando ambiente e salute. La trasformazione riguarda anche la cantina, dove microbiologia ed enologia di precisione assumono un ruolo chiave. Allo stesso tempo, vengono sviluppate soluzioni per rispondere alla domanda di vini a minore contenuto alcolico, mantenendo qualità e tipicità. La visione Blue Economy applicata alla vitivinicoltura si articola su quattro livelli integrati: vigneto, cantina, gestione di scarti e sottoprodotti, impatti economici e ambientali. In questo quadro, la valorizzazione dei residui di filiera diventa una risorsa strategica, capace di generare nuovi prodotti, ridurre sprechi e aumentare l’efficienza complessiva del sistema. Sensoristica avanzata, monitoraggio energetico e Life Cycle Assessment consentono inoltre una valutazione oggettiva delle prestazioni ambientali ed economiche delle innovazioni introdotte.
BluWine evidenzia come la sostenibilità è una condizione necessaria per la resilienza futura del settore vitivinicolo. Ridurre gli input chimici, gestire in modo efficiente le risorse idriche ed energetiche, valorizzare gli scarti e adottare modelli produttivi ispirati ai sistemi naturali significa rafforzare la competitività delle imprese e rispondere alle aspettative della società e dei mercati internazionali. In questa prospettiva, la ricerca scientifica diventa motore del cambiamento, capace di accompagnare la filiera verso un modello produttivo più efficiente, sostenibile e capace di creare valore nel lungo periodo.
Il confronto scientifico si è esteso inoltre alle sfide poste dal cambiamento climatico, con l’intervento del prof. Gabriele Cola, Cambiamenti climatici e viticoltura: adattamento e resilienza che ha sottolineato la forte vulnerabilità delle produzioni viticole e la necessità di soluzioni sito-specifiche, basate su dati di qualità, innovazione genetica e tecnologica, senza rinunciare alla sostenibilità e alla salvaguardia dell’identità dei territori.
Uno sguardo al futuro
La partecipazione di rappresentanti delle istituzioni e del mondo fieristico ha rafforzato il valore di questo percorso. Nel confronto finale tra Università degli Studi di Milano (nello specifico con la Prof.ssa Sara, Borin Preside della Facoltà di Scienze Agrarie e Alimentari e il Prof. Riccardo Guidetti, Direttore del DISAA e) e Barbara Ferro, AD di Verona Fiere, è emersa la profonda volontà di avviare collaborazioni strutturate e di lungo periodo, orientate al trasferimento tecnologico, alla valorizzazione della ricerca applicata e al dialogo continuo con le imprese della filiera agricola e alimentare.
L’esperienza di Vinitaly 2026 conferma che la ricerca universitaria può e deve essere un motore di innovazione concreta per il settore vitivinicolo, capace di anticipare i cambiamenti, supportare le imprese e contribuire alla formazione delle nuove competenze richieste dal mercato. Le basi poste in questa edizione aprono la strada a nuove sinergie tra università, istituzioni e sistema produttivo, con l’obiettivo di costruire spazi permanenti di confronto, favorire l’occupabilità dei giovani laureati e accelerare il trasferimento delle conoscenze scientifiche verso le aziende.
Un percorso che guarda già alle prossime edizioni di Vinitaly e in generale alle manifestazioni in ambito agricolo organizzate da Verona Fiere e che rafforza il ruolo della Facoltà di Scienze Agrarie e Alimentari dell’Università degli Studi di Milano, come ponte strategico tra ricerca, innovazione e futuro del vino.
Nessun commento:
Posta un commento