giovedì 26 settembre 2019

Il percorso internazionale LE VIE DELLA BIRRA da Salgareda a....Salgareda


  • All'Osteria Ombretta la presentazione, con le carni sopraffine e le birre di
    Blond Brothers

Nell'aprile del 2018 le giornate di informazione di Borghi d'Europa nelle Terre della
Piave, si aprivano all'azienda agricola le Ave di Salgareda.
Antonia,nume tutelare della friulana Compagnia del Fermento, proponeva ai giornalisti
e ai comunicatori intervenuti le birre di Bamberga.

La città di Bamberga in Franconia è una delle roccaforti delle birre bavaresi. Per gli appassionati del succo d’orzo, la città è un vero paradiso. Undici birrifici a Bamberga, 60 nella zona circostante e un totale di 400 tipi diversi di oro liquido: per secoli la città è stata modellata dal succo d’orzo. Che si tratti di ristoranti, birrerie o di visite guidate al Museo delle Birrerie della Franconia a Bamberga, in questa città si vive e si celebra la tradizione della birra.
Il Museo è stato inserito da Borghi d'Europa nel 2018,Anno Europeo del Patrimonio Culturale, nella
lista dei beni culturali segnalati.

Così è nata l'idea di un Percorso Internazionale Le Vie della Birra.
Alla prima tappa in Baviera sono seguite le Birre Monastiche di Fiandre e Vallonia (Belgio) ;
il tour delle birre artigianali a Cracovia (Polonia) ; le birre artigianali dell'Istria Croata.

Il Percorso,dopo la presentazione del progetto presso l'Ufficio del Parlamento Europeo di Milano,
ritorna a Salgareda a fine settembre,presso l'Osteria l'Ombretta, per raccontare le diverse tappe
dell'esperienza e proporre gli abbinamenti della sontuosa cucina di carne che Guglielmo e Andrea
propongono, con le birre di sette giovani birraioli di San Donà di Piave, tutti soci di Blond Brothers.


“Siamo il primo MICROBIRRIFICIO di San Donà di Piave, racchiude tutta la nostra passione e l’impegno nel ricercare nuove ricette che ci hanno portato a dare vita alla nostra prima linea di birre.
Siamo nati con il NEGOZIO DI BIRRE ARTIGIANALI.Primo BEER SHOP di San Donà di Piave,
dedicato interamente alla conoscenza di tutte le tipologie di birre artigianali racchiuse in un piccolo ma incredibile locale”
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Debutta a Milano la scrittrice veneta Romina Bagatin. Martedì 22 ottobre, infatti, alle ore 19, presenta per la prima volta alla libreria musicale Germi il suo romanzo d’esordio: I mirabolanti incontri di Ade – Il piccolo John (Bookabook, 2019). Modera l’incontro Giulia Cavaliere, giornalista del Corriere della sera, con il contributo musicale del cantautore milanese Fabrizio Coppola.



Il libro, pubblicato da Bookabook nel 2019, è una storia di formazione scritta dall’autrice con l’intento di far conoscere ai bambini e ai ragazzi di oggi la vita di un personaggio famoso, che ha rappresentato un esempio positivo per la società: John Lennon (1940-1980). Un artista e un uomo che con la sua musica e le sue parole ha reso migliore il mondo.

Per chi sa usare la fantasia non esistono confini nel tempo o nello spazio: tutto è possibile, anche incontrare il giovane John Lennon. Trovare la chiave per cambiare il mondo, o semplicemente trasformare un pomeriggio noioso, è più facile di quanto sembri. E Ade la trova appesa al proprio collo, un regalo dell’amata nonna, che apre il misterioso terzo cassetto di un vecchio mobile di famiglia. Questo sarà il preludio di una straordinaria avventura che la catapulterà nella Liverpool del 1950, da cui Ade tornerà più matura, coraggiosa e spensierata, ma senza dimenticare di rimanere sempre un po’ bambina.

Nel libro fantasia e realtà si mescolano, pagina dopo pagina, in modo convincente presentando il leader dei Beatles, le sue origini e la sua famiglia con uno sguardo allo stesso tempo credibile, leggero e divertente. Il racconto è costellato di aneddoti che rimandano alla sua produzione musicale e, in più di un’occasione, i lettori più grandi potranno riconoscere nelle parole del piccolo John i testi delle sue canzoni più celebri: da Strawberry Fields Forever a Imagine.

Ma non è tutto. Perché, al di là del suo imprescindibile contributo alla storia della musica moderna, ciò che l’autrice vuole mettere in luce è, anche e soprattutto, il suo impegno politico e sociale: un messaggio di pace, amore e tolleranza, di cui John Lennon si è fatto portavoce e che ancora oggi – a quasi 40 anni dalla sua scomparsa – non ha perso di urgenza e attualità.

La presentazione è a ingresso libero con tessera Acsi.

“Campania bellezza del creato”: una nuova tappa a Pozzuoli per il libro di Giuseppe Ottaiano



Venerdì 27settembre, alle ore 19:00, a Pozzuoli, presso Pasticcerie Ranieri, la presentazione del libro fotografico dedicato alla scoperta del buono e del bello della nostra regione.
“Campania bellezza del creato”: una nuova tappa a Pozzuoli per il libro di Giuseppe Ottaiano

?Venerdì 27settembre, alle ore 19:00, a Pozzuoli, presso Pasticcerie Ranieri, la presentazione del libro fotografico dedicato alla scoperta del buono e del bello della nostra regione.

Quattordicesimo appuntamento per “Campania bellezza del creato”, l’ultima pubblicazione fotografica realizzata da Giuseppe Ottaiano, che sarà presentata a Pozzuoli venerdì 27 settembre, alle ore 19:00, presso Ranieri Pasticcerie, in corso Umberto I. Dopo un lungo viaggio in molti dei più suggestivi luoghi della Campania, il libro di Ottaiano, fotoreporter appassionato del buono e del bello della nostra regione che, da oltre 10 anni, percorre in lungo e in largo i suoi territori nel tentativo di restituire una fotografia reale dell’immenso patrimonio ambientale, paesaggistico, storico e culturale della Campania, approda nella città costiera dei Campi Flegrei. “Campania bellezza del creato” intende rendere omaggio alla forza della Creazione che ancora sa meravigliarci. In un mondo sempre più complesso e difficile da decifrare, la bellezza resta un valore che può essere universalmente compreso, capace di parlare con chiarezza al cuore e alla mente. La pubblicazione, corredata di testi di presentazione e didascalie, tradotte anche in lingua inglese, ha il pregio di presentare al lettore luoghi spesso sconosciuti che hanno ancora molto da trasmettere al visitatore.
Il libro diventa, dunque, anche un invito a scoprire concretamente, visitandole, le bellezze raccontate dalle fotografie di Giuseppe Ottaiano. Inoltre, alcune delle pagine del libro sono consultabili attraverso l’utilizzo della realtà aumentata. Basta scaricare gratuitamente su App Store e Google Play l’App MuseoCastelliIrpiniaAR e autorizzare le impostazioni richieste. Alla presentazione del libro interverranno, insieme all’autore Giuseppe Ottaiano: Gianluca Ranieri, Pasticcerie Ranieri; Vincenzo Figliolia, Sindaco di Pozzuoli; Alessandro Varavallo, Docente e Storico dell’Arte, Maddalena Venuso, Editor.
“Campania bellezza del creato” è pubblicato dall’Associazione Culturale Terre di Campania per Iemme Edizioni.

L’AUTORE
Creativo da sempre, fondatore dell'Agenzia di Comunicazione Sema, Giuseppe Ottaiano, appassionato di disegno e fotografia, è impegnato nella realizzazione di progetti personali e istituzionali, sempre volti alla valorizzazione del territorio. In ambito fotografico ha realizzato le seguenti esposizioni itineranti, raccolte sotto il Brand "Immagini come appunti di viaggio”: Castelli e Fortificazioni in provincia di Avellino"; " Irpinia, terra di sorgenti"; " Irpinia, terra di gusto". " Irpinia, terra di fede", Campania Bellezza del Creato. Inoltre, è autore o co-autore delle seguenti pubblicazioni: Sapori Napoletani - Rogiosi Editore; Campania un mare di foreste, Guida alle foreste demaniali della regione Campania - Assessorato Agricoltura Regione Campania; Castelli e fortificazioni in provincia di Avellino - EPT Avellino; Irpinia, terra di Castelli - Camera di Commercio di Avellino; Coltiviamo bellezze, guida alla floricoltura in provincia di Napoli - Coldiretti Napoli. Ha fornito le immagini fotografiche per la guida Itinerari-Irpinia - Touring Editore - Slow Food Editore. Ha ideato il percorso museale dedicato ai castelli e alle fortificazioni in provincia di Avellino, allocato nella Torre Normanna di Casalbore. Ha ideato il Network Terre di Campania e ha partecipato, in qualità di relatore, come docente esperto, a corsi di formazione sulla pubblicità, sul marketing territoriale e sull'ospitalità, nonché a convegni e incontri.

Esempi, Ristampa Illuminazione 1934 - 1964 A cura di Gianpiero Aloi Edito da Compasso



Era il 1934 quando l’editore Ulrico Hoepli pubblicò il primo dei volumi di Roberto Aloi - L’Arredamento moderno - una raccolta di quanto di meglio l’arredamento di interni offriva all’epoca.
Una felice intuizione dello stesso Aloi – pittore, animo curioso e vicino al mondo artistico e architettonico milanese dell’epoca – accolta subito con entusiasmo da Hoepli, che continuò a finanziare il progetto per ben quattro decenni.

Ed è così che furono pubblicati una ricca serie di volumi, diverse edizioni deL’Arredamento moderno, poi compendi dedicati ai vari generi architettonici e infine anche la collana Esempi, nella quale ogni pubblicazione era focalizzata su una categoria merceologica definita di arredamento di interni e di arti applicate. 

Proprio dal volume Esempi del 1956 dedicato all’Illuminazione d’oggi, Gianpiero Aloi, figlio di Roberto, e Daniele Lorenzon, appassionato gallerista di modernariato e anche editore con Compasso, sono partiti per comporre Esempi Illuminazione 1934 – 1964, una ristampa anastatica di quell’edizione integrale, affiancandola a tutti i capitoli relativi al tema dell’illuminazione comparsi nei titoli precedenti e anche successivi de L’Arredamento Moderno.

Oltre 500 modelli di lampade da tavolo, terra, soffitto e parete, 200 progettisti, più di 30 anni di produzione italiana ed estera schedati cronologicamente: in un solo libro, il meglio di sette volumi introvabili, uno strumento indispensabile oggi per progettisti, studiosi e appassionati.
Tra gli architetti, designer e aziende documentati: Franco Albini, Arredoluce, Arteluce, Azucena, Barovier&Toso, B.B.P.R., Paolo Buffa, Franco Buzzi, Luigi Caccia Dominioni, Pietro Chiesa, Carlo De Carli, Fontana Arte, Guido Frette, Ignazio Gardella, Cesare Lacca, Bruno Munari, Oluce, Ico Parisi, Gio Ponti, Salviati, Gino Sarfatti, Stilnovo, Venini, Vittoriano Viganò.

Con questa prima ristampa di Esempi Illuminazione 1934 – 1964, l’editore Compasso vuole cominciare a raccontare una storia, fin qui perfettamente serbata nel ricordo da Gianpiero Aloi e dalla sua famiglia. Storia che oggi è sconosciuta ai più, ma che all’epoca ottenne un grande successo di critica e pubblico: i volumi arrivarono a una tiratura complessiva di oltre 300.000 copie,oggi introvabili e oggetto di culto tra appassionati.

Ogni libro, pubblicato in italiano, inglese, francese e tedesco e distribuito prevalentemente all’estero, era il frutto di una vera e propria impresa familiare; Roberto Aloi l’aveva costruita facendosi affiancare dalla moglie Eugenia, che curava la corrispondenza, e poi, dagli Anni ’50, dallo stesso Gianpiero che portò avanti il lavoro del padre fino agli Anni ’80. Gli Aloi curavano tutte le fasi della “vita” dei volumi: dalla scelta dei contenuti, allo sviluppo dei rapporti con architetti e progettisti in tutto il mondo, alla scelta delle foto, passando per lo studio delle informazioni tecniche e, per i volumi dedicati all’architettura, alla riproduzione in scala dei disegni tecnici, fino all’impaginazione del menabò e alla scelta della veste grafica.

“Mio padre e io abbiamo sempre condiviso lo stesso obbiettivo” – racconta Gianpiero Aloi – “non informare il pubblico con ‘esempi’ limitati a poche tendenze architettoniche e figurative, ma offrire una visione che avesse orizzonti il più possibile ampi, cercando sempre di non seguire soltanto i nostri gusti personali”. Ed è stata proprio questa, la forza di queste pubblicazioni: la capacità di andare oltre le tendenze, per restituire uno sguardo quanto più onnicomprensivo e neutro, senza però la velleità di voler catalogare tutto, come spiega Daniele Lorenzon: “A sfogliare ora questi volumi, attraverso il filtro indulgente del tempo, è curioso rilevare come alcuni nomi un tempo molto popolari oggi siano meno ricercati; mentre altri, oggi citati spesso, facevano capolino di rado tra le pagine. E comunque il gusto di Aloi era indipendente da mode, trend, inserzionisti pubblicitari; uno sguardo dall’alto, globale e assieme personalissimo, che per questo motivo ottenne sempre grande successo”.

Sul perché delle necessità di una ristampa di Esempi, Gianpiero semplicemente risponde: “Chi crea spazi architettonici, chi si dedica alle arti decorative non può che trarre ispirazione dagli esempi del passato”. La particolare forma fotografica di quei volumi e della ristampa attuale rende la pubblicazione facilmente consultabile, quindi adatta a semplici appassionati, ma anche ad addetti ai lavori che vi troveranno una ricca quantità di esempi, appunto, da riscoprire e da cui attingere per un lavoro sul mondo del progetto illuminotecnico, tra interior design, design di prodotto e alto artigianato artistico, come raccontava Roberto Aloi nel 1934, già nell’introduzione al primo volume: “Ho raccolto e ordinato queste tavole nella speranza di poter offrire al pubblico quanto di meglio gli architetti e gli artigiani dei paesi producono oggi nel campo dell’arredamento moderno: dal pizzo al vetro, dal mobile dell’anticamera a quello del bagno. Inoltre ho cercato di porre in evidenza, di volta in volta, l’oggetto isolato: il mobile o tutto un ambiente, preoccupato di riuscire utile guida tanto a chi deve produrre oggetti singoli, quanto a chi può essere chiamato al compito più complesso di progettare od eseguire un arredamento di assieme”.
Sono passati più di 80 anni, ma il valore di quest’opera resta straordinariamente attuale.

A Milano dal 7 al 10 novembre 2019 la seconda edizione del Festival della Peste!

promosso dalla Fondazione Il Lazzaretto e
dedicato alla contaminazione
tra linguaggi delle arti e pratiche psico-fisiche.

Quattro giorni di performance, concerti, mostre, conversazioni, laboratori, a Milano, nella sede della Fondazione Il Lazzaretto e
in vari spazi della città.

Al centro della seconda edizione:
il tema della vecchiaia per interrogarsi su tempo,
memoria, confronto tra generazioni e trasformazioni dei corpi.

Ingresso gratuito

Fondazione Il Lazzaretto
Via Lazzaretto 15, Milano
www.illazzaretto.com

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Torna anche quest’anno a Milano, dal 7 al 10 novembre 2019, il Festival della Peste!, promosso dalla Fondazione Il Lazzaretto e dedicato alla contaminazione tra arte, performance, danza, musica e pratiche psico-fisiche. Al centro della seconda edizione, una riflessione sul tema dellavecchiaia, inteso come stimolo per interrogarsi su tempo, memoria individuale e collettiva, confronto tra generazioni e trasformazione dei corpi, a partire dai cambiamenti in atto nel contemporaneo.

Saranno quattro giorni di incontri, mostre, conversazioni, laboratori con la volontà di “contagiare” la città a partire dagli spazi della Fondazione in Via Lazzaretto 15 e in altri luoghi come la Chiesa di S. Carlo al Lazzaretto, che ospiterà l’opera vincitrice del premio Lydia! 2019, laCasa Museo Boschi di Stefano, la Casa di Riposo Don Leone Porta e altri ancora.

Obiettivo del Festival della Peste! è favorire processi di trasformazione collettiva e individuale, a partire dalla definizione del programma, risultato di un anno di lavoro, dialoghi, workshop e incontri con artisti, performer, curatori, filosofi, con il coinvolgimento dello stesso pubblico, chiamato a contribuire alla costruzione del Festival ponendo domande, fornendo idee e punti di vista.

Tante le novità e gli ospiti della prossima edizione: l’attivista Lorella Zanardo presentain anteprima un video inedito - realizzato con Cesare Cantù e in collaborazione con la Fondazione Il Lazzaretto - per riflettere sulla trasformazione del volto al tempo dell’era digitale; l’artista Elisa Giardina Papa con la nuova performance del progetto When the Towel Drops Vol. 1 Italia su censura e rappresentazione della sessualità femminile nella storia del cinema, frutto di un laboratorio partecipativo ospitato nei mesi scorsi dalla Fondazione; la cantante Camilla Barbarito, in arte Nina Madù che si esibirà in un concerto con musiche originali ispirate alle storie di oggetti del passato raccolte a maggio nel corso di un evento a Il Lazzaretto; il narratore e saggista Gianni Vacchelli con un evento dedicato ai temi danteschi; l’artista Cristina Pancini che coinvolgerà il pubblico in un originale percorso spazio-temporale tra arte moderna e contemporanea, con la partecipazione della Casa Museo Boschi Di Stefano e la Casa di Riposo Don Leone Porta; la danzatrice Cristina Negro che, insieme all’attore Simone Lampis e all'esperta di scrittura creativaRoberta Secchi, presenteranno un laboratorio in cui i partecipanti potranno sperimentare con il proprio corpo “pratiche di risveglio sulla vecchiaia”; la danzatrice Laura Colomban porterà il pubblico alla scoperta del proprio passato e presente attraverso un life-art process che pone al centro la fisicità.

Inoltre, da quest’anno il Festival della Peste! si espande al di fuori della Fondazione Il Lazzaretto per aprirsi e coinvolgere sempre di più la città. Sarà infatti la Chiesa di S. Carlo al Lazzaretto – situata proprio al centro del quattrocentesco ex Lazzaretto di Milano a uso dei malati qui ricoverati – ad ospitare la mostra di Gaia De Megni, vincitrice dell'edizione 2019 del premio Lydia! per artisti under30, promosso dalla Fondazione con la mentorship dell'artista Adrian Paci. In dialogo con la particolare archittettura della Chiesa a pianta ottagonale, l’artista proporrà una rielaborazione di sceneggiature cinematografiche attraverso un intervento ispirato al tema del tempo e della memoria collettiva.        

Nata a Milano nel 2014, nell’area dove un tempo aveva sede l’antico Lazzaretto, la missione della Fondazione Il Lazzaretto è, infatti, quella di proporre e sviluppare un metodo di ricerca practice-based, innescando processi di contaminazione. Storicamente il Lazzaretto era il luogo della cura e della separazione dal resto del mondo. Essere una “peste” oggi significa invece aprirsi alle possibili contaminazioni del mondo, camminare sui confini, forzare il limite con ironia e divertimento, provare a cambiare insieme logica e immaginazione.
 Appuntamenti del Festival della Peste! 2019 (in progress) 

Volto Manifesto
A cura di Lorella Zanardo con Cesare Cantù
Ad aprire il Festival della Peste! l'anteprima del video inedito Volto Manifesto realizzato dall'attivista Lorella Zanardo - già autrice de Il corpo delle donne - con Cesare Cantù e in collaborazione con la Fondazione Il Lazzaretto. Avatar indistinguibili dai volti reali, chirurgia estetica a diffusione popolare, fotoritocco massiccio sui social network: il progetto nasce per stimolare una riflessione aperta sulle implicazioni connesse alla trasformazione del volto umano al tempo dell'era digitale. Il video sarà accompagnato dalla presentazione di un manifesto.

Mostra di Gaia De Megni, vincitrice del premio Lydia! 2019
A cura di: Fondazione Il Lazzaretto
La mostra presenta il lavoro di Gaia De Megni, vincitrice dell'edizione 2019 del premio Lydia! per artisti under30, promosso dalla Fondazione Il Lazzaretto con la mentorship dell'artista Adrian Paci. Attraverso la rielaborazione di sceneggiature cinematografiche, l’opera propone un dialogo tra spazio e narrazione. La filmografia evocata è quella riconducibile all’immaginario collettivo, quella prodotta dallo spettatore sulla scorta della propria esperienza, quella immateriale, metafisica, visibile solo agli occhi di chi esercita ancora il potere della fantasia.

Macerie di DNA
Opera musicale per voce, corde, tasti e oggetti spettrali
Progetto e ideazione di: Camilla Barbarito, in arte Nina Madù
Concerto di musiche originali ispirate dalla raccolta di vecchi oggetti, lettere, diari, fotografie e documenti vari ritrovati negli scorsi mesi durante un evento ospitato dalla Fondazione e che ha coinvolto circa un centinaio di persone, intrigate dall’idea di far parlare il passato.

When the Towel Drops Vol. 1 Italia
Performance artistica su censura e rappresentazione della sessualità femminile nella storia del cinema
Di: Elisa Giardina Papa e il collettivo Radah May
A cura di: Claudia D'Alonzo | In collaborazione con: Accademia G. Carrara di Bergamo e Codici - Ricerca e Intervento | Media partner: CheFare, Digicult
Il progetto artistico in progress del collettivo Radha May (Elisa Giardina Papa, Bathsheba Okwenje, Nupur Mathur) esplora le rappresentazioni censurate della sessualità femminile dagli anni Cinquanta, attraverso sequenze mai viste di film e documenti provenienti dall’archivio della Revisione Cinematografica. Le scene tagliate e i documenti redatti dalla commissione di censura cinematografica diventano un archivio basato su un paradosso: proprio ciò che è stato rimosso in passato racconta nel presente le trasformazioni della società su temi quali la sessualità, il pudore, la moralità, il potere nel corso di decenni di grande cambiamento nel paese. Il materiale così raccolto è stato al centro di un laboratorio partecipato condotto dall'artista Elisa Giardina Papa. Da questo percorso nasce una versione inedita della performance durante la quale i partecipanti al laboratorio daranno corpo e voce ai documenti e ai momenti storici che testimoniano.

Nessun Dorma: Pratiche di risveglio sulla vecchiaia. Scritti – corpi - visioni
Laboratorio pratico aperto a tutti, performance, esperienze di improvvisazione/composizione in sottogruppi con condivisione finale. 
Condotto da: Simone Lampis, Cristina Negro, Roberta Secchi.
Durante l'anno, la Fondazione Il Lazzaretto ha ospitato un laboratorio nel quale il tema della “vecchiaia” ha incontrato i corpi e le menti dei giovani partecipanti con cadenza regolare. Tre conduttori - danzatrice, attore, esperta di scrittura creativa - si sono alternati e combinati nel guidare gli incontri con il gruppo, formato da persone che si conoscono già da diversi anni di pratica laboratoriale. Ne sono emerse improvvisazioni, coreografie, scene, movimenti, oggetti, gesti, parole, frasi, scritti. Durante il Festival della Peste!, il pubblico sarà coinvolto a sua volta nell’esperienza: avrà spazio per improvvisare, creare, fare, comporre e dire.

Un'ora sola ti vorrei, più ventitré minuti
Da un’idea di: Cristina Pancini
Per e con: Fondazione Il Lazzaretto, Casa Museo Boschi Di Stefano, Casa di Riposo Don Leone Porta.
Con la collaborazione di: Federico Primavera (elaborazioni sonore)
Tra La Fondazione Il Lazzaretto, la Casa Museo Boschi Di Stefano e la Casa di Riposo Don Leone Porta ci sono pochi minuti a piedi. Un’ora sola ti vorrei, più ventitré minuti, nasce dalla voglia di percorrerli, per fare incontrare queste realtà. Il pubblico sarà in movimento tra arte moderna e contemporanea, perché spalancano lo spazio e il tempo, e insegnano a incontrarsi. Si troverà l'occasione per aver cura l’un l’altro, soprattutto se fragile, perché c'è bisogno di rivoluzioni delicate: è grazie a certi incontri che il mondo si riempie di possibilità.

1 Museo+1 Kit = 3 Strumenti
Workshop rivolto a persone anziane, ai loro parenti e caregivers, agli operatori e al pubblico interessato.
Condotto da: Maria Chiara Ciaccheri e Anna Chiara Cimoli
Il museo può essere un luogo d'interlocuzione e apprendimento, una possibilità di socializzazione di memorie e intuizioni sul tempo della vecchiaia. A partire da un kit di pratiche ed esperienze elaborato nel corso di aggiornamento per professionisti della cultura DIVENTARE ANZIANI / RIMANERE PUBBLICI, il workshop sarà l’occasione per sperimentare attività finalizzate a familiarizzare con nuovi approcci per il coinvolgimento delle persone anziane, da declinare poi in autonomia e da insegnare ad altri. Al workshop sono invitate persone anziane con un interesse per la cultura, ma anche operatori, figli e nipoti, badanti e curiosi. Con loro, si sperimenteranno attività di facilitazione all’opera d’arte, lavorando a coppie o piccoli gruppi: le attività potranno essere ripetute anche a casa, oppure in museo, e insegnate ad altri.

Esercizi di filatura del tempo tra arte e bioenergetica
A cura di: Chiara Ronzoni e Gianni Moretti
Esercizi di filatura del tempo è un percorso laboratoriale portato avanti durante l’anno negli spazi della Fondazione Il Lazzaretto in cui partecipanti hanno sperimentato il senso dell’invecchiare in una prospettiva collettiva e comunitaria mettendo in sinergia i metodi della bioenergetica con un lavoro artistico espressivo. Il Festival della Peste! sarà un momento per restituire al pubblico questo percorso, le memorie del gruppo e le sue trasformazioni.

Collective Memories
A cura di: Laura Colomban
Collective Memories è un viaggio attraverso il corpo considerato come archivio vivente di memorie, sede di archetipi e mitologie che si annidano nelle pieghe del quotidiano. Questo life-art processha l’obiettivo di farle riemergere attraverso un’esperienza condivisa in cui il gruppo e la collettività sono testimoni di una vera e propria epifania sulla complessità dell’essere umano. L’esplorazione emotiva coinvolgerà in particolar modo le gambe in quanto mezzo per il movimento del corpo nello spazio e nel tempo, riflettendo sul significato del cammino percorso, dal punto di partenza a oggi, indagando il passato per comprendere meglio il presente.

Perchè Dante è un bambino che invecchia felice?
A cura di: Gianni Vacchelli, promosso dalla Fondazione Il Lazzaretto
Gianni Vacchelli, narratore, saggista e docente guiderà il pubblico in un viaggio alla scoperta di Dante e dei suoi grandi spiriti, così antichi e pieni di gioventù insieme. “Perchè Dante è un bambino che invecchia felice?” sarà il tema centrale dell’incontro che indagherà in modo approfondito il puer senex, ovvero come la dimensione del bambino e del vecchio siano inscindibili. Sembra un paradosso, ma più invecchia Dante più si fa fresco, bambino e pieno di straordinaria energia. Ce ne accorgiamo alla vigilia del settecentenario dalla morte: l'interesse per il "vecchio" Dante non è mai stato così sentito e forte. E come mai? Perchè è un bambino che, anche con barba e capelli bianchi, ha lo sguardo aperto, comico, attento e meravigliato; e perchè è un vecchio che, più si fa saggio, più torna piccolo anzi "pusillo", come piace dire a lui.

UNIONBIRRAI LANCIA IL PRIMO MARCHIO A TUTELA DELLA BIRRA ARTIGIANALE ITALIANA

La dicitura Indipendente Artigianale è uno strumento per rendere riconoscibili i birrifici artigianali indipendenti e i loro prodotti. Presto anche un marchio dedicato ai pub
Unionbirrai ha ufficialmente presentato il primo marchio collettivo per la tutela dei consumatori e dei produttori di birra artigianale italiana. Il simbolo Indipendente Artigianale è già apponibile su bottiglie e imballaggi e assicura le caratteristiche di indipendenza del produttore e di artigianalità del prodotto.
“L’esigenza di creare un marchio che identifichi i veri birrifici artigianali – spiega Vittorio Ferraris, Presidente di Unionbirrai – è nata dal grande incremento nel numero di produttori che c’è stato negli ultimi anni. A seguito di questa crescita e del successo riscontrato sul mercato italiano, i grandi marchi industriali hanno iniziato a realizzare dei prodotti molto simili alle birre artigianali o hanno acquistato alcuni birrifici che quindi non sono più indipendenti. Ecco allora che questo simbolo ci consente di informare correttamente il consumatore, garantendo ai veri produttori artigianali il riconoscimento del loro lavoro”.
Il marchio può essere concesso ai piccoli birrifici indipendenti associati Unionbirrai dotati di codice accisa e deputati alla produzione esclusiva di birra artigianale. Con la richiesta del simbolo le aziende si impegnano a sottoporsi in modo collaborativo alle visite ispettive dell’Associazione, che potrà revocare il marchio in caso di infrazioni. 
I birrifici associati UB possono richiedere e utilizzare il marchio gratuitamente, ma è in corso di valutazione la possibilità di concederlo anche ai birrifici non associati, a patto che soddisfino le caratteristiche di indipendenza e artigianalità.
Recentemente l’Associazione ha messo inoltre in cantiere un marchio dedicato ai pub: il Consiglio sta infatti elaborando una targa in ottone che permetterà ai clienti di riconoscere le realtà dove è quotidianamente possibile assaggiare la vera birra artigianale italiana.

Francesco Gennari Sta arrivando il temporale A cura di Lorenzo Giusti GAMeC - Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea, Bergamo



 
Opening: 26 ottobre 2019, ore 18:30
 
26 ottobre 2019 - 6 gennaio 2020
 


Dal 26 ottobre 2019 al 6 gennaio 2020 la GAMeC - Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo presenta Sta arrivando il temporale, mostra personale di Francesco Gennari a cura di Lorenzo Giusti.

L’esposizione conferma il rinnovato impegno del museo di Bergamo nello studio e nella promozione del lavoro degli autori italiani maggiormente proiettati in una dimensione internazionale.

Nato a Pesaro nel 1973, Francesco Gennari è uno degli artisti più importanti della sua generazione. Nel suo lavoro, in cui le esperienze diverse della Metafisica e del Minimalismo trovano un punto di contatto, dà forma a percezioni e stati d’animo personali realizzando sculture, disegni come rappresentazioni di paesaggi mentali e fotografie di se stesso. Un percorso minuzioso e poetico, un’“indagine sottile”, di cui l’autorappresentazione costituisce un aspetto fondamentale.

L’artista definisce “autoritratti” tutti quei lavori che, in maniera differente, registrano la sua presenza, non solo in senso fisico, come corpo, ma anche in senso emotivo, restituendo unasensazione o un’atmosfera percepita. A volte si tratta di veri e propri autoritratti, in cui la sua figura è presente e ritratta in modalità differenti; altre opere, invece, sono lavori puramente astratti contraddistinti in ogni caso da una forte componente autobiografica: un ricordo, l’evocazione di un momento specifico o di un gesto quotidiano.

Nella pratica di Gennari i materiali rivestono una grande importanza: da quelli tradizionali della scultura a quelli d’uso comune, organici o industriali, tutti diventano espressione di una precisa condizione psicologica, variabile in relazione ai diversi momenti della giornata, ad accadimenti più o meno ricorrenti o ad azioni ripetute ogni giorno.

La personale alla GAMeC intende raccontare questa dimensione fluida ed eclettica del lavoro dell’artista, dando vita a un paesaggio mutevole, nelle forme e nei materiali, capace di restituire la complessità della ricerca di Gennari intorno al tema dell’autorappresentazione.

In mostra alcuni autoritratti fotografici “su menta” e una serie di nuovi lavori scultorei, mai esposti in precedenza, in vetro, marmo o bronzo, che, assieme ai riferimenti tradizionali, come il Minimalismo e la Metafisica, lasciano trasparire una fascinazione inedita per le forme architettoniche del barocco, evocate attraverso la presenza di linee sinuose e panneggi.

Completerà il progetto un catalogo bilingue, edito da Skira, con saggi dedicati al tema dell’autorappresentazione e al disegno.

La mostra è parte di una serie di iniziative realizzate con il supporto del Club GAMeC, l'associazione degli amici del museo che dal 2005 sostiene le attività della Galleria, volte a promuovere la ricerca artistica contemporanea in tutte le sue forme.

 


BIOGRAFIA

Francesco Gennari (Pesaro, 1973) vive e lavora tra Milano e Pesaro. Ha esposto in mostre personali presso importanti musei in Italia e all’estero tra cui la Galerie Stadtpark, Krems, 2016; il FRAC Corse, Corte, 2015; la GAM Galleria d'Arte Moderna, Torino, 2015; il Museo Marino Marini, Firenze, 2014; il Museum Dhondt – Dhaenens, Deurle, 2009; il Musée d’art moderne de Saint Etienne Metropole, Saint Etienne, 2008. Le sue opere sono state presentate all’interno di mostre collettive in istituzioni internazionali tra cui: Galleria Nazionale d'Arte Moderna, Roma, 2019; Frac Île-de-France / Le Plateau, Parigi, 2017; Institut d'Art Contemporain, Villeurbanne, 2016; Triennale, Milano, 2015-2016; MAN_Museo d’Arte Provincia di Nuoro, Nuoro, 2013; Palazzo Reale, Milano 2012; IVAM, Valencia, 2011; Kunstmuseum Winterthur, Winterthur, 2010; Museum of Contemporary art Chicago, Chicago, 2009; Palazzo Grassi, Venezia, 2008; Manifesta 7, Trentino Alto Adige, 2008.
INFORMAZIONI E CONTATTI

GAMeC – Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo
Via San Tomaso, 53
24121 Bergamo
Tel. +39 035 270272
gamec.it

La Via dei Norcini : il Prosciutto Istriano a Tignano

Continuano le visite gustose dei giornalisti e dei comunicatori di Borghi d'Europa per individuare
le aziende che entreranno a far parte dei Percorsi Internazionali .
Uno di questi si chiama la Via dei Norcini ed è un itinerario leggendario per scoprire in oltre
sei Paesi Europei, gli artigiani del gusto della salumeria.

Ma ripercorriamo,brevemente, le tappe già realizzate.
In Croazia, a Tignano, ecco il prosciutto istriano.
La sua casa è considerata Tignano, proclamato il comune del prosciutto istriano, dove ogni anno si riuniscono i migliori produttori di prosciutto della regione istriana e quelli provenienti da altre parti del mondo, ma anche dove si trovano numerose produzioni di prosciutto, questa superba prelibatezza culinaria. In questa parte dell'Istria lo chiamano "vijulin”, violino, per la sua morbidezza, tenerezza, dolcezza e unicità, ma anche per il modo ti tagliarlo che deve essere accurato e delicato, come quando si suona uno strumento musicale costoso.

Il prosciutto istriano si mangia da solo, quando portandolo alla bocca si scoprono tutti i suoi gusti o in uno dei piatti tradizionali come la ‘fritaja’, frittata, omelette istriana, o si usa  come aggiunta alla regina del cibo al cucchiaio – la minestra, o come farcitura di piatti di carne, a volte in aggiunta alla pasta oppure viene solo leggermente fritto sull’oro dell’olio d'oliva. Qualunque sia la combinazione che assaggerete  non dimenticate di abbinarlo con alcuni degli ottimi vini istriani, completando così  la vostra originale esperienza gastronomica istriana.

PAGOTTO CARNI NE LA VIA DEI NORCINI DI BORGHI D’EUROPA



La rete internazionale Borghi d’Europa propone 10 Percorsi Internazionali, fra i quali
uno, a dire il vero, sembra del tutto ‘tagliato’ sulla storia e la realtà dell’azienda Pagotto
Carni di Pezzan di Carbonera.
Si tratta della ‘Via dei Norcini’, un viaggio del gusto che attraversa ben cinque paesi europei,
alla ricerca di figure leggendarie ( i norcini, appunto),capaci di creare prodotti altrettanto
leggendari, buoni e puliti.
Proprio così : il marchio nasce negli anni ’50 con Giovanni Pagotto che apre un piccolo
negozio a conduzione familiare a Pezzan di Carbonera.
I figli Paolo, Aldo e Camillo appassionandosi del lavoro di famiglia, rilevano l’attività e
inaugurano nel ’87 il nuovo negozio collocandolo in una ampia barchessa.
“ Il salumificio è stato da poco ristrutturato e abilitato nella produzione
secondo le più attuali normative europee. In questo ambiente tradizione ed innovazione
si fondono assieme per trasmettere quelle immense emozioni che la nostra terra ci sa
dare. Paolo e Camillo oltre alle loro esperte mani si avvalgono di moderne celle di
asciugamento e stagionatura creando prodotti che fanno rivivere i sapori antichi. “
Il nostro pensiero corre subito ad alcuni ‘pezzi pregiati’ della collezione di casa : Anima
Chiara, una sopressa trevigiana di rara bellezza, ha la caratteristica di avere nel mezzo una
venatura biancastra, di un pregiatissimo lardo, appositamente marinato. Questo prodotto della famiglia Pagotto, è un tipico e nello stesso tempo unico, salume del nostro territorio. O il lardo ricco,che è il risultato della lavorazione del grasso che proviene dal dorso del maiale, diviso
in pezzi regolari e "massaggiato" con una miscela di sale, spezie ed erbe. Il lardo ben squadrato viene riposto nelle "conche" a strati, alternandolo a sale marino ed ad una ricca miscela di erbe aromatiche e spezie fino al suo riempimento, permettono la formazione spontanea della salamoia. Le conche sono contenitori di marmo bianco a forma di vasca, con peculiarità di composizione e struttura indispensabili all' ottimale stagionatura e maturazione del prodotto. Il periodo minimo indispensabile deve essere di almeno sei mesi, per consentire al lardo di acquisire le peculiari caratteristiche organolettiche.
Ma qualunque sia il prodotto, l’eccellenza non viene mai a mancare : coppa, lonzino,pancetta arrotolata,porchetta in crosta, salame nostrano,sopressa trevigiana….tutte le delizie hanno
un loro carattere deciso e definito.
La Via dei Norcini propone anche una visita alla macelleria di Pagotto carni : presenta un
fornito banco di esposizione lungo 15 metri. Sono esposti tutti i tagli di carne e i prodotti
preparati direttamente in azienda come: i salumi, l’angolo del suino, quello del bovino e del pollame.
Molta attenzione è data alla vasta gamma di preparati “pronti a cuocere”: sapore e fantasia li rendono inimitabili.
Anche i prodotti alimentari che accompagnano il viaggio del gusto (paste,oli,sughi,ecc:),
sono scelti con meticolosa attenzione : l’artigianalità li pone allo stesso livello qualitativo
delle carni e dei salumi.
Infine l’ultima (ma non ultima) gemma di casa Pagotto : il macello,
struttura moderna che opera nel rispetto del benessere animale, si avvale di due linee di macellazione ben distinte: una per il bovino ed una per il suino. Il lavoro viene svolto in tempi e metodi diversi con la vigile presenza degli agenti sanitari. Gli animali sono tutti di provenienza locale con alto grado di qualità.








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