Annunciati 5 nuovi associati, tra cui il primo ristorante nella provincia di Trapani
Palermo, 13 novembre 2025 – L’uomo deve tornare al centro e l’esperienza del viaggio deve partire dal rispetto del territorio che ti accoglie. È questa la sintesi che emerge da GENSY 2025, il congresso biennale promosso da La Sicilia di Ulisse, che ha riunito al Grand Hotel et Des Palmes di Palermo quasi duecento tra giornalisti e addetti ai lavori per ridefinire il significato contemporaneo di benessere, ospitalità e viaggio.
Una riflessione collettiva che ha abbracciato la cultura della tavola, il dialogo tra cibo e vino, la cura del territorio e la dimensione esperienziale del turismo, restituendo spunti e visioni agli associati e a tutti gli ospiti presenti.
Un vero e proprio manifesto sull’accoglienza umana e sostenibile, che invita a rimettere la persona al centro di ogni esperienza — dal piatto al paesaggio, dall’incontro al racconto del viaggio.
In occasione del congresso sono stati anche annunciati cinque nuovi associati: il Grand Hotel et Des Palmes di Palermo, il Grand Hotel San Pietro di Taormina, i ristoranti Area M di Siracusa, Limu di Bagheria e Le Lumie di Marsala, il primo ristorante associato nella provincia di Trapani.
IL VALORE UMANO COME PUNTO DI PARTENZA
Tony Lo Coco, presidente La Sicilia di Ulisse, aprendo i lavori ha tracciato il senso profondo dell’incontro: un momento di riflessione sull’aspetto umano del benessere e sulla visione di una Sicilia capace di guardare al futuro con autenticità, cultura e passione. “GENSY – ha spiegato Lo Coco – nasce per raccontare l’essenza umana di ciò che siamo e di ciò che possiamo diventare. La Sicilia non è solo un luogo, ma un modo di essere, di accogliere, di costruire futuro”. A fargli eco, il vice presidente Luciano Pennisi che ha evidenziato come “Noi vendiamo benessere, che sia una coccola, un calice di vino o un sorriso. Il nostro compito è far star bene chi sceglie la Sicilia e chi la vive ogni giorno”.
Dopo il saluto del Sindaco della città, Roberto Lagalla, e del prof. Rosario Schicchi, direttore dell’Orto Botanico di Palermo, e l’intervento del dott. Salvatore Malandrino Regional Manager Sicilia di UniCredit, si è entrati nel vivo del congresso con Paolo Vizzari che ha aperto il primo talk affrontando il tema del cibo come espressione di benessere e consapevolezza partendo da una riflessione sociale.
IL CIBO COME LINGUAGGIO DI CURA E CONSAPEVOLEZZA
“Oggi parleremo di cucina e ospitalità – ha detto Vizzari – ma con un piglio diverso. Talvolta ci dimentichiamo di alcune parti che rimangono nell’ombra: per qualcuno il cibo è un mostro. Accendere la luce, invece, fa sparire il buio e la paura evapora”.
Il talk ha dato spazio alle testimonianze delle associazioni impegnate nei disturbi del comportamento alimentare, Stella Danzante di Catania e La Farfalla Lilla di Agrigento. “Siamo un’isola in cammino anche su questo fronte” – ha raccontato Maria Piana, presidente di Stella Danzante –. “L’anoressia, la bulimia, la vigoressia e le abbuffate compulsive hanno tutte una radice comune: l’ossessione per il cibo. Ma le famiglie non sono sole: oggi si stanno costruendo reti di sostegno e percorsi di cura più accessibili”. Michelangelo Lo Piparo, presidente La Farfalla Lilla, ha ricordato come in Italia si contino oltre quattro milioni di diagnosi legate a disturbi alimentari.
Grazie al coinvolgimento nel congresso, le due associazioni riceveranno un contributo da UniCredit a fronte della presentazione di progetti di solidarietà in linea con le loro attività.
Sul palco si sono poi alternati tre protagonisti della cucina e della comunicazione gastronomica italiana: Chiara Maci, Paolo Cauzzi e Davide Oldani, che insieme a Paolo Vizzari hanno dato vita a un confronto vivace e autentico sul modo di raccontare e vivere il cibo oggi.
“Quando ho iniziato, quindici anni fa, credevo nel valore di raccontare la cucina in modo diverso, accessibile, democratico. Oggi più che mai dobbiamo usare un linguaggio semplice, comprensibile a tutti, per trasmettere cultura e consapevolezza” – ha detto Chiara Maci –. “L’amore per il cibo è diventato una spinta a viaggiare, conoscere, dialogare con gli chef. Il cibo, per me, è cultura e crescita continua. La critica non è mai solo giudizio: è confronto, un dialogo che completa l’opera” ha aggiunto Alberto Cauzzi, mentre chef Oldani ha ricordato che “in cucina servono umanità e rispetto: è così che si costruisce il futuro della ristorazione”.
IL VINO COME FORMA DI AUTENTICITÀ E CULTURA
Il secondo talk, moderato da Andrea Amadei, ha approfondito il tema del vino come espressione di identità e convivialità. “Il vino e il cibo sono un matrimonio d’amore – ha detto Amadei – e oggi dobbiamo tornare a raccontarli insieme”.
Alessandro Regoli ha ricordato che “il vino fa parte della cultura della tavola che è alla base della candidatura della cucina italiana a Patrimonio Unesco: insieme favoriscono l’incontro e la condivisione”; ha inoltre sottolineato che “la comunicazione enogastronomica deve essere “adattiva”, diversa a seconda delle circostanze e di chi si ha davanti e il vino, per sua natura, è inclusivo: va legato al cibo, alla bellezza, al piacere, al territorio, alla storia, alla cultura e alla comunità”. Laura Donadoni ha spiegato come il vino possa essere benessere “se raccontato con onestà”. Ha evidenziato il calo del consumo pro-capite (-20% tra 2021 e 2024) e l’ascesa dei prodotti no e low-alcohol negli Stati Uniti dove “il vino spesso è purtroppo percepito come una semplice bevanda alcolica, scollegata dalla sua storia”. Serve invece un linguaggio capace di restituirgli la sua dimensione culturale e sociale: “il benessere del vino è un equilibrio tra consapevolezza, convivialità e rispetto dei propri limiti”.
Sandro Sartor ha posto l’accento sul tema della moderazione: “Wine in Moderation promuove una cultura sostenibile del vino, basata su convivialità, responsabilità e moderazione. Il valore della moderazione sposta l’attenzione da ciò che c’è dentro la bottiglia a tutto ciò che rappresenta: storia, cultura e comunità. Il vino ha una soglia entro la quale i benefici superano i rischi e sta a noi educare a un consumo consapevole”.
Il panel si è concluso con la testimonianza di Luca Caruso, patron dell’Hotel Signum di Salina e produttore della cantina Eolia, il quale ha ricordato che bisogna “bere meno ma meglio, ascoltare i racconti, viaggiare stando seduti a tavola per sentirsi parte del territorio. I tecnicismi allontanano, la curiosità e l’empatia avvicinano e creano la convivialità che arricchisce l’esperienza”.
OSPITALITÀ: IL CALORE UMANO E IL RISPETTO DEL LUOGO
Il talk, introdotto da Elisabetta Canoro, ha aperto un confronto sul modo in cui il turismo e l’hotellerie stanno cambiando, mettendo sempre più al centro esperienze ed emozioni. “Coinvolgere l’ospite con nuovi modi di fare accoglienza — ha sottolineato Canoro — è oggi un approccio determinante e vincente. L’Italia si conferma il Paese più desiderato al mondo dal punto di vista turistico, con oltre 1,4 milioni di arrivi dagli Stati Uniti nei primi otto mesi del 2025 e un mercato del lusso in costante crescita”.
Beatrice Tomasini ha ricordato come la Sicilia incarni i valori più autentici di ospitalità e calore umano. “In un mondo sempre più digitalizzato — ha spiegato — abbiamo bisogno di contatto, di sentirci parte del territorio che ci accoglie. L’ospitalità oggi è esperienza, è la possibilità di vivere un luogo come casa propria. Il genius loci è importante, ma il calore umano resta insostituibile”. L’architetto Viviana Haddad ha evidenziato il ruolo etico dell’architettura: “Bisogna mettersi in ascolto dei luoghi e rispettarne l’identità. Il mio lavoro deve essere sartoriale, costruito su misura, e avere un ruolo etico, capace di contribuire al recupero e alla rinascita del territorio”.
“La qualità è la base, ma l’ospitalità si misura nei gesti” – ha sottolineato l’imprenditore Marcello Mangia - aggiungendo che “Oggi la vera sfida del turismo è culturale: coniugare il benessere dell’ospite con il benessere del territorio, unire innovazione e tradizione, efficienza e umanità, globalizzazione e identità. Crediamo in un’accoglienza professionale che rispetta i luoghi e valorizza chi li vive ogni giorno, perché la qualità dell’esperienza non dipende solo da ciò che si offre, ma da come lo si fa. Puoi magari dimenticare la stanza in cui hai dormito, ma non una conversazione gentile”.
IL VIAGGIO COME TERAPIA E RISCOPERTA DI SÉ
A chiudere la giornata, nel talk dedicato al viaggio, Federica Brunini ha introdotto il concetto di Travel Therapy: “Il viaggio giusto, nel momento giusto, per la persona giusta. Viaggiamo per trovare risposte, ma dobbiamo prima imparare a porci le domande corrette”. Sara Magro ha raccontato l’evoluzione del concetto di benessere nel turismo: “Dalle terme come luogo di cura alla filosofia della rinascita. Oggi il benessere è olistico e si esprime anche attraverso esperienze di cucina, cammino, meditazione”. Il professore Franco Riva ha definito il viaggio “un atto di incontro e di crisi creativa”: “Nessuno torna da un viaggio così com’era partito. Non si viaggia nella pura conferma di sé. Viaggiare è lasciarsi incontrare dall’altro, liberarsi dalle regole e accogliere l’imprevisto”. L’esperienza di viaggio può diventare un racconto intimo e personale attraverso quella che Maurizio Adamo chiama fotografia emotiva: “Camminare, osservare, ascoltarsi. Il viaggio è consapevolezza, è chiedersi perché ci emoziona ciò che ci emoziona”. Concludendo, Laura Anello, presidente della Fondazione Le Vie dei Tesori, ha infine riportato lo sguardo alla Sicilia: “I luoghi sono depositi di memoria collettiva. Oggi la nostra Fondazione conta oltre 500 siti in tutta l’isola. Spesso sono gli stessi cittadini a proporli: è la comunità che ci guida. Il turismo esperienziale nasce proprio da questo scambio”.
A tirare le fila del congresso è stato il presidente Tony Lo Coco che ha voluto sottolineare il significato più profondo di GENSY: “Abbiamo voluto creare un momento di pensiero e di confronto che rimettesse l’uomo al centro. In questi giorni abbiamo condiviso idee, esperienze e prospettive che parlano di una Sicilia viva, consapevole e aperta al futuro. L’accoglienza, il cibo, il vino e il viaggio sono i linguaggi attraverso cui raccontiamo la qualità e la nostra identità. Il nostro compito ora è trasformare queste riflessioni in azioni concrete, in una rete di valori che continui a far crescere il nostro territorio”.
Il congresso ha registrato un grande successo di partecipazione, con il sold out delle cene diffuse del venerdì sera, che hanno coinvolto sei ristoranti associati tra Palermo e Bagheria in un racconto corale del gusto siciliano. A chiudere l’edizione, la festa finale di domenica, che — a causa del maltempo — si è svolta all’interno della splendida cornice del Grand Hotel et Des Palmes, trasformato per l’occasione in un palcoscenico di sapori e convivialità. Protagonisti oltre quaranta chef insieme alle cantine associate, che hanno raccontato ognuno un pezzo della propria storia, offrendo ai presenti un viaggio siciliano tra piatti, vini e racconti di territorio.
GENSY si è così chiuso lanciando un messaggio sincero: la Sicilia di Ulisse può e deve essere un modello di ospitalità autentica, sostenibile e di qualità, dove cultura, enogastronomia, tradizione e umanità convivono per costruire un futuro di benessere.
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